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Economia
Diego della Valle (1)


Dopo oltre 9 ore di assemblea, i soci di Rcs, in sede straordinaria, hanno approvato l'aumento di capitale (fino a 600 milioni) proposto dal Cda necessario a garantire la continuità aziendale e a rilanciare il business editoriale. Come atteso, Della Valle ha votato contro, mentre la famiglia Merloni e i Benetton si sono astenuti. Giuseppe Rotelli, l'altro grande socio con il 16% fuori dal patto di sindacato, ha votato a favore dell'operazione. Via libera anche al bilancio 2012 e alla riduzione del Cda a 9 membri.

Il dibattito in assemblea è stato molto aspro, con Sergio Erede, legale rappresentante di Mr Tod's (Mr Tod's possiede l'8,7% del capitale, in parte intestato alla Di.Vi e in parte a Dorint), che ha attaccato il piano industriale di Pietro Scott Jovane (Ceo), definendo le nuove strategie "irregolari" con obiettivi irrealizzabili. "Un pannicello caldo rispetto alla gravità delle sperequazioni che gli accordi stessi e l'aumento di capitale realizzano a favore delle banche e a danno degli azionisti". L'amministratore delegato di Rcs ha provato invece a convincere i soci della bontà del suo piano, spiegando che intende "investire 160 milioni entro il 2015, di cui il 72% (115,2 ndr) nel mondo digitale".

"Se la proposta sarà approvata - ha spiegato  Erede nel suo lungo e duro intervento che ha preannunciato il voto contrario alla ricapitalizzazione - auspico che, a tutela dell'interesse della società, il Cda in tempo utile, e cioe' prima della scadenza dei termini per la sottoscrizione dell'aumento, rivisiti profondamente il piano sulla base di una previsione realistica dei risultati, rinegozi il debito con le banche e riequilibri i sacrifici tra nuovi azionisti e vecchi creditori".

RCS

"Da oltre un mese e mezzo - ha rincarato la dose il legale di Della Valle - segnaliamo alla società le irregolarità che affliggono il piano di sviluppo, il progetto di rifinanziamento del debito e la proposta di aumento di capitale. Irregolarità accomunate dalla mancata o erronea valutazione dell'interesse sociale a favore delle banche finanziatrici, esposte per oltre 800 milioni, il 45% dei quali vantati a favore di istituti proprietari di oltre il 20% del capitale".

Il piano, "pudicamente detto di sviluppo ma in realtà di ristrutturazione", si basa, secondo Erede, su un "inspiegabile ottimismo diventato obsoleto". Gli accordi sul debito sono stati raggiunti "come se Rcs non fosse una società in crisi", mentre "più di un terzo dell'aumento" è destinato "al rimborso debito anzichè finanziare la crescita della società". "L'aumento di capitale - ha sintetizzato - comporta un trasferimento di valore dai nuovi azionisti ai vecchi creditori. Non ci sono dubbi che alla società serva nuovo capitale, ma è da vedere a servizio di quale piano e di quale manovra finanziaria. La società deve avere un piglio e una concretezza ben diversi da quelli attuali", ha concluso.

 

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