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Economia
Recovery Fund: la maggior parte dei fondi potrebbe arrivare solo dopo il 2023

Solo il 25% dei soldi previsti dal Recovery Fund sarà disponibile da subito, mentre la maggior parte verrà erogata solo dal 2023. L’avvertimento, riportato dall'Huffington Post, è stato lanciato dall’economista del think tank sui documenti della Commissione Europea, Zsolt Darvas, che ha spiegato come, per poter spendere il restante 75% dei soldi, si dovrà aspettare anche fino a due anni e mezzo, cioè dal 2023, quando potrebbe essere troppo tardi per far fronte alle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria.

Il Consiglio europeo è previsto per il 19 giugno e si susseguono gli appelli per arrivare a un rapido accordo sullo strumento per la ripresa, composto da 250 miliardi di prestiti e 500 miliardi di sovvenzioni, tra cui anche quello della presidente della Bce Christine Lagarde.

I tempi però rischiano di allungarsi, visto che all’Ecofin del 9 giugno alcuni paesi hanno ufficializzato la loro contrarietà alla proposta di Ursula von der Leyen, contestandone alcuni aspetti specifici, dalla ripartizione alla tipologia di aiuti.

Secondo il parere di Darvas, da qui al 2022 potrà essere speso solo il 25% dei 500 miliardi stanziati dal Recovery Fund, che sarebbe poi la parte che più interessa all’Italia, perché prevede una percentuale di sussidi che non dovrà essere restituita e che non avrà impatto diretto sul debito pubblico. Ma l’iter per approvare lo stanziamento è lungo.

Per quanto riguarda il Recovery and Resilience Facility (lo strumento più importante del fondo, composto da 334 miliardi di sussidi) nel 2021 saranno impegnati 131 miliardi, di cui Bruxelles stima di pagarne solo 19. Nel 2022, su 134 miliardi impegnati prevede di pagarne solo 53. La parte più consistente dei fondi verrà erogata solo nel 2023 (78 miliardi), nel 2024 (87 miliardi) e infine nel 2025 (59 miliardi), continuando così a calare di anno in anno.

A questi vanno sommati i restanti 100 miliardi di sussidi dirottati, secondo la proposta della von der Leyen, su strumenti già esistenti ma la cui erogazione è contingentata.

Esiste comunque la possibilità, per i paesi coinvolti, di anticipare le risorse in attesa dei fondi Ue, emettendo cioè nuovo debito. Tuttavia, i paesi richiedenti dovranno concordare un piano di riforme con Bruxelles, che per l’Italia potrebbero riguardare anche la disciplina fiscale, riduzioni del debito e ritocchi alle pensioni. I soldi, inoltre, saranno versati a rate, ma se la Commissione dovesse ritenere che gli obiettivi non saranno stati raggiunti potrà decidere di sospenderne l’erogazione.

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