
Secondo gli esperti non ci sono più dubbi: fatta salva la necessità di un quadro politico che si mantenga stabile per non generare nuove incertezze in tema di politica economica e fiscale, la ripresa è finalmente in arrivo anche in Italia e più in generale in Europa. Dopo molte false partenze sia il quadro macro (anche grazie alle attente cure delle banche centrali occidentali) sia le trimestrali in corso di pubblicazione in questi giorni stanno convincendo analisti e investitori che potrebbe essere arrivato il tempo di cambiare cavallo e passare dai bond alle azioni e, tra queste, privilegiare maggiormente titoli ciclici rispetto al comparto finanziario.
Una lettura coerente con questa ipotesi emerge, ad esempio, dall’ultimo Osservatorio sui conti pubblici in Italia elaborato dall’Aiaf (Associazione italiana analisti finanziari) secondo il quale gli indicatori anticipatori del ciclo economico “segnalano che la ripresa economica è finalmente arrivata”. In particolare, ricordano gli esperti, “accelerano sia gli ordinativi esteri che quelli interni, recuperano tutti gli indicatori di fiducia e l’indice Pmi è di nuovo sopra quota 50 punti dopo 2 anni“. La stabilità del Governo resta “una condizione essenziale per evitare che la ripresa venga interrotta in conseguenza di una nuova fase di incertezza politica e fiscale”, ma nel complesso le cose vanno meglio (o non peggio) del temuto.
L’andamento del fabbisogno di cassa nei primi sette mesi del 2013 segna infatti “un peggioramento rispetto al 2012, ma risulta sostanzialmente in linea con gli obiettivi e riflette già in parte i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione”, mentre i dati sulle entrate fiscali nei primi cinque mesi del 2013 “confermano solo una lieve flessione, come risultato di un buon andamento delle imposte dirette e di quello negativo delle imposte indirette”. Ultima nota positiva: “dopo quasi tre anni cala la spesa per interessi, in conseguenza dell’effetto della normalizzazione dei mercati nella seconda metà del 2012 e all’inizio del 2013”.
Allargando lo sguardo all’Europa, i gestori di Carmignac Gestion notano come il rallentamento del commercio mondiale e la svalutazione dello yen tendano “a frenare la performance relativa della Germania nel campo delle esportazioni” proprio mentre “gli sforzi dei paesi dell’Europa meridionale iniziano invece a dare i primi frutti in materia di esportazione e occupazione”. Tale convergenza dei ritmi economici europei secondo Carmignac “agevolerà a termine l’attuazione di una politica economica più condivisa all’interno dell’area”. Inoltre “non è da escludere, ad esempio, un’iniziativa comune a favore della crescita” mentre la Bce, sfruttando il minor sostegno monetario degli Stati Uniti (dove la Federal Reserve inizierà gradualmente a ridurre gli acquisti di bond sul mercato, ndr), potrebbe favorire “l’indebolimento tendenziale dell’euro sul dollaro” e assicurarsi “che il nuovo contesto mondiale di minor liquidità non intralci il proseguimento del processo di costruzione europea”.
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Se a tutto questo si somma che le banche europee (dalla Gran Bretagna all’Italia) hanno finora pubblicato trimestrali dove sono tornati a crescere svalutazioni e accantonamenti anche a detrimento degli utili, scelta peraltro attuata anche da grandi gruppi molto indebitati (valga in Italia l’esempio di Telecom Italia che ha scelto di svalutare ulteriormente di 2,2 miliardi di euro l’avviamento delle attività italiane), l’indicazione è chiara: il “credit crunch” e le pulizie di bilancio proseguiranno approfittando della fase di riaccensione dei motori dell’economia del vecchio continente.
Operativamente questo può significare che è il momento di ridurre la duration dei titoli obbligazionari in portafoglio vendendo in giornate di recupero delle quotazioni i titoli a scadenza superiore ai 3-5 anni e confidando che il previsto ulteriore restringimento degli spread difenda i Btp italiani più dei Bund tedeschi.
Almeno parte della liquidità così ricavata potrà essere investita in titoli azionari del comparto “a crescita”. Occorrerà peraltro fare attenzione: in questo momento l’economia mondiale sta mandando segnali contrastanti, con molti paesi “emergenti”, Cina in testa, che continuano a rallentare la propria corsa (e continueranno a farlo per un poco), mentre gli Stati Uniti mostrano una ripresa più solida del previsto e il Giappone si sta “preparando a un ritorno in grande stile sulla scena economica mondiale” come notano anche gli uomini di Carmignac Gestion.
Occorrerà dunque curare particolarmente la selezione titoli (o affidarsi a gestori con un buon track record al riguardo) per puntare su aziende in grado di sfruttare al massimo i benefici di questa “ripartenza” dell’economia europea ed italiana. I gestori francesi, ad esempio, hanno inserito da poco nel portafoglio del fondo Carmignac Investissement titoli come Novartis, SABMiller o Nestlé accanto a nomi statunitensi come Yum! Brands, Mead Johnson, Microsoft, Las Vegas Sands, AIG, Starwood Hotels o Comcast e a qualche titolo giapponese come Kansai Electric Power, Kyushu Electric Power o Seven & I Holdings.
Guardando all’Italia, infine, le trimestrali di Mediaset, Telecom Italia, Finmeccanica, Saipem e Fiat non sembrano aver convinto quanto quelle di Atlantia, Fiat Industrial, Enel, Eni, Diasorin, Prysmian e Generali, solo per citare alcune tra le principali blue chip tricolori. Tra le piccole una nota di Integrae Sim promuove i conti di BE Spa, dove “l’intenso lavoro del management comincia ad essere visibile”, mentre piacciono anche i conti di Yoox, che però da inizio anno ha già guadagnato il 75%.
Luca Spoldi
