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Referendum, il grande bluff di Grillo. I mercati ignorano il fronte anti-euro

Referendum, il grande bluff di Grillo. I mercati ignorano il fronte anti-euro
euro grillo
 

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di Paolo Fiore
twitter@paolofiore

Ci risiamo. Beppe Grillo è tornato a urlare che il M5S “vuole un referendum sull’euro, perché siamo stati truffati” da Bruxelles. E’ un bluff: chiedere ai cittadini se vogliono la moneta unica è impossibile. Perché, a oggi, la Costituzione (all’articolo 75) vieta di indire referendum per la “ratifica di trattati internazionali“.

Non è imopssibile dire di no (o di sì) all’euro. Ma la strada è molto più tortuosa: non bastano 500 mila firme. Serve una riforma costituzionale. La sola proposta di questo tipo è arrivata dalla Lega, che ha presentato, lo scorso aprile, un ddl che estenda le competenze dei referendum. Per il resto, silenzio. Anche perché, al di là dei proclami da palcoscenico, servono i numeri. Per modificare la Costituzione serve una maggioranza dei due terzi: numeri che nessun partito può vantare. E’ vero, con la scissione del Pdl, il fronte parlamentare pro-referendum si è ampliato. Annovera Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Lega e il Movimento 5 Stelle. Anche nell’improbabile ipotesi di una compatta coalizione di scopo, si arriverebbe a 306 parlamentari (163 pentastellati, 35 leghisti, 129 forzisti e 9 fratelli d’Italia). Meno della metà di quanti ne servirebbero per ritoccare l’articolo 75.

Se lo schieramento non ha chance di arrivare a un referendum (almeno con questa composizione parlamentare), resta da capire se l’ingrossarsi delle sue fila detenga un potere destabilizzante. E’ ovvio che Bruxelles guardi con diffidenza ai movimenti anti-euro, che in Italia non sono mai stati così forti come oggi. Ma l’attenzione dei mercati è focalizzata altrove: “Al momento i mercati sono più interessati ai dati economici provenienti dall’Italia, poichè le dinamiche anomale della politica italiana non rappresentano nulla di nuovo agli occhi degli investitori”, afferma ad Affaritaliani.it Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets. “I mercati potrebbero iniziare a innervosirsi solo se l’attuale governo non si dovesse rivelare all’altezza del compito che si è dato di implementare le riforme strutturali e qualora si andasse ad elezioni anticipate il prossimo anno“. Gli investitori vorrebbero evitare le urne, soprattutto se il fronte anti-Ue ne dovesse uscire rafforzato. “L’incremento dei partiti anti-euro potrebbe costituire un fattore destabilizzante sono nell’eventualità che iniziasse a diventare la tendenza dominante”. Un’ipotesi, al momento, lontana.