Il matrimonio fra Renult e Nissan resiste. Quando la casa della Losanga nel 1999 decise di investire oltre 5 miliardi di dollari per salvare l’allora fiorente Nissan, venne schernita. Al management dissero addirittura che avrebbe fatto meglio a caricare di oro una chiatta e a farla affondare in mezzo all’Oceano Atlantico. Ed invece, anche con l’adesione di Mitsubishi siglata poco piu’ di tre anni fa, l’alleanza franco-nipponica dette vita a uno dei gruppi automobilistici piu’ grandi del mondo, sfidando rivali affermati come Toyota e Volkswagen e quella decisione si rivelo’ cosi’ una delle mosse piu’ audaci della storia automobilistica del dopoguerra. Gia’ prima dell’era-coronavirus, quell’alleanza sembrava ormai a pezzi, abbattuta anche dalla vicenda di Carlos Ghosn, additato come una delle cause del suo disfacimento.
Ma ora davanti allo tsunami post Covid 19, hanno deciso di riunire le forze e di rivitalizzare quell’intesa, a fare insomma quello che comunemente si dice “restyling”. Renault e Nissan, assieme a Mitsubishi, continueranno a lavorare a fianco a fianco sviluppando una condivisione di piattaforme e tecnologie per migliorare efficienza e competitivita’. Il tutto permettera’ risparmi fino al 40% per ogni modello. Un passo necessario, considerato anche il fatto che Renault e’ in attesa del maxi prestito garantito dallo Stato pari a 5 miliardi. Garanzia che lo Stato si assicura di offrire ma ad alcune condizioni: ad esempio, la casa automobilistica dovra’ mantenere in Francia alcune attivita’ e aumentare la produzione di auto elettrificate impegnandosi inoltre entrare con Psa e il gruppo Total nel progetto di sviluppo di batterie europee. Parigi infatti intende rilanciare l’automotive, e anzi a far di piu’, a far della Francia il primo produttore di auto elettrificate in Europa.
Non dimentichiamo peraltro che il 12,7% delle azioni del gruppo Peugeot Citroen – prossimo alla fusione con Fca – e’ in mani pubbliche, cosi’ come il 15,7% di Renault. A partire dalla prossima settimana, il governo di Parigi ha deciso inoltre di introdurre una serie di incentivi per l’acquisto di auto con motorizzazioni ibride ed elettriche. In particolare, sara’ riconosciuto un bonus di 7mila euro ai privati e di 5mila euro per le flotte per l’acquisto di nuove auto non inquinanti e uno tra 3mila e 5mila euro per la conversione di un’auto inquinante in pulita. Insomma, per Renault ci sono le condizioni per una buona ripartenza ma non senza aver prima sfoltito i costi: tra poche ore, infatti, alzera’ il sipario sul suo mega piano da 2 miliardi di risparmi.
Con la mossa di oggi, intanto, l’Alleanza prova a buttarsi alle spalle l’amara esperienza di Ghosn: il dirigente di origine brasiliana era stato nominato da Renault per supervisionare il suo investimento, e divento’ in pratica un “nemico” di Nissan in quanto riusci’ a fare cose che la cultura giapponese non avrebbe permesso, come chiudere gli stabilimenti e tagliare la forza lavoro. Ghosn, implicato in casi di corruzione, venne quindi arrestato ma al di la’ della sua vicenda personale gli analisti ritennero che quello fu il colpo di grazia all’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Indiscrezioni di stampa davano infatti per imminente un divorzio tra le case automobilistiche e a difendere l’Alleanza sembrava che fosse solo il presidente della Renault Jean-Dominique Senard che alla CNBC continuava a ribadire il suo carattere assolutamente “straordinario”.
In realta’, Renault avrebbe avuto interesse a fondersi formalmente con Nissan: negli anni, invece, sono rimaste indipendenti nonostante i loro legami finanziari. La casa francese ha proseguito a detenere una quota del 43% nel suo partner giapponese, mentre Nissan, a sua volta, con una partecipazione del 15% nell’azienda francese, continuava ad avere un’influenza, seppur relativamente scarsa. Ma c’erano troppe resistenze, e l’Alleanza quindi ha cominciato a fare acqua nonostante i risultati positivi ottenuti in vent’anni di storia. Dopo aver conseguito ben 6,3 miliardi di dollari di risparmi nel 2017, con l’uscita di scena – traumatica – di Ghosn, i prezzi delle azioni delle due societa’ sono scese di un terzo e le vendite negli Stati Uniti sono calate lo scorso anno di quasi l’8%. Nissan ha corso i ripari, e il successore di Ghosn, Hiroto Saikawa, ha tagliato il 5% della forza lavoro globale di Nissan l’estate scorsa, vale a dire 12.500 posti di lavoro.
La cura dimagrante non e’ finita qui: nel nuovo piano strategico, che verra’ presentato a brevissimo, ci sono in ballo riduzioni di altri 20 mila posti di lavoro, principalmente in Europa. A Saikawa e’ succeduto Makoto Uchida, l’attuale amministratore delegato della Nissan, che sta cercando di mettere le cose a posto. Fiutata l’aria, Renault ha provato a guardarsi attorno e a crearsi un’alternativa: un anno fa aveva avviato i negoziati per la fusione con Fca. Ma poi il colpo di scena: a inizio giugno il gruppo guidato da Manley aveva ritirato la propria offerta di fusione con il gruppo francese (per poi dirigersi verso PSA). Il gruppo italo-americano proponeva infatti una fusione paritaria ma appunto dopo giorni di tira e molla, l’accordo si sarebbe arenato dopo un tentativo di prendere tempo arrivato direttamente dall’Eliseo.
Lo Stato francese avrebbe preteso garanzie occupazionali, una sede operativa entro i propri confini e un posto nel cda del gruppo nascente. L’operazione era guidata dalla complementarieta’ dei due gruppi: Renault si sarebbe allargata agli Stati Uniti, con un’area di sovrapposizione in Europa; Fca avrebbe colmato la propria lacuna nella mobilita’ elettrica, anche grazie a Nissan. Il gruppo giapponese era abbastanza dubbioso, nutrendo i timori di rimanere ai margini in un’alleanza con baricentro europeo. Per il perfezionamento della fusione serviva pero’ anche il suo accordo esplicito che stentava ad arrivare.
Non che il costruttore giapponese mostrasse ostilita’ verso l’ipotesi di fusione ma non aveva nascosto le sue perplessita’ circa il fatto che l’operazione avrebbe modificato “in maniera significativa la struttura”. Anche alla luce di cio’, il governo francese si era impegnato a chiedere che la fusione avvenisse all’interno del “quadro dell’alleanza tra Renault e Nissan”, oltre ad una governance equilibrata tra Fiat-Chrysler e il resto del gruppo.

