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Economia
Go Renzi, go. Avanti così

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Arrivano i benedetti 80 euro in busta paga per chi ha un reddito fino a 25 mila euro lordi annui (meno di 1.500 euro al mese) come risultato dell'aumento delle detrazioni Irpef. Certo, per il momento si tratta ancora di una promessa, inserita nel Documento di economia e finanza, il piano triennale di politica economica (non ha forza di legge) che contiene i saldi di finanza pubblica fino al 2016 e il piano nazionale delle riforme e che per diventare effettivo avrà bisogno di un decreto in arrivo entro metà aprile. Ma se il premier continuerà la sua corsa per agganciare la ripresa economica, corsa alla Forrest Gump che gli ha cucito addosso un'aura di credibilità, i 10 milioni di contribuenti a cui è destinato il provvedimento possono considerare di avere i 1.000 euro all'anno già in tasca. Se non altro, anche perché l'intervento sul fisco è il pilastro a cui ruota tutto intorno il piano nazionale delle riforme.

L'ebetino Matteo Renzi, come lo chiama Beppe Grillo, avrà pure messo su qualche kiletto, forse per combattere la grande pressione che ha sulle spalle, però stando ai suoi primi 50 giorni di governo, trascorsi con un occhio anche alle elezioni europee del 25 maggio, il suo programma degli annunci dalle slide mirabolanti, che tanto hanno avuto successo presso le cancellerie del Vecchio Continente, si sta trasformando in provvedimenti concreti.

Subito dopo aver ricevuto la fiducia aveva detto che la priorità sarebbe stata il lavoro: e così il Job Act è stato splittato con un decreto già pubblicato in Gazzetta il 21 marzo e un ddl delega che ha appena iniziato il suo iter al Senato. Poi è toccato al carrozzone delle province, abolite (anche se qualcuno dice che non è così) con il ddl Delrio.

La sforbiciata all'Irpef è stata presentata in tempo utile (i professionisti avevano dato la deadline del 10 aprile) per consentire ai consulenti del lavoro e alle case di software per aggiornare i loro programmi e le loro procedure in modo da poter rendere effettivo l'aumento in busta paga subito a maggio.

Delusa in un primo momento sulla destinazione della dote dei 10 miliardi di euro interamente dirottata sull'Irpef e non su quella parte del cuneo fiscale sopportato dalle imprese, Confindustria potrà contare su un doppio provvedimento in suo favore: un taglio del 10% dell'Irap da finanziare con un aumento delle le tasse sulle rendite (dal 20 al 26% e anche qui Renzi è stato di parola: in campagna elettorale per le Primarie del Pd si era sempre detto a favore di una rotazione della pressione fiscale dal lavoro alla rendita) e una sforbiciata del 30% del costo dell'energia, curata dall'ex Federica Guidi.

A questi si aggiungeranno 6 miliardi all'anno per le grandi opere e un'ulteriore tranche di pagamento di 13 miliardi dei debiti della Pubblica Amministrazione che andranno ad aggiungersi ai 47 miliardi già stanziati grazie all'intervento della Cdp. Misure, anche queste, da ascriversi al pacchetto terapia d'urto pro-ripresa.

Infine, il giro di vite sugli stipendi dei manager della PA che non potranno guadagnare più del Presidente della Repubblica (239 mila euro). Un taglio che a regime frutterà poco in termini di risparmi (400 milioni circa), ma un segnale coerente con il colpo ai privilegi della Casta e ai costi della politica in attesa della più generale riforma del titolo V della Costituzione.

Sarà ebetino, guascone, a tratti molto logorroico e pure un po' narciso, ma la sostanza per agganciare la ripresa economica che quest'anno vede un Pil ancora debole, in crescita allo 0,8% (sono le stime del Def), sta arrivando. E non siamo neanche al giro di boa dei primi 100 giorni di governo, in tempo utile anche per il blasonato appuntamento con il semestre italiano di presidenza Ue. In quell'Europa dove il nostro Paese dovrà giocare poi un'altra partita importante. Quella dell'allentamento dei vincoli contabili e del cambio di marcia nella crescita. Go Renzi, avanti così. Di corsa. Forse Grillo da oggi #staunpomenosereno.

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