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Economia
Renzi? "Un capolavoro politico. Ma liberalizza il precariato"

di Paolo Fiore
twitter@paolofiore

"Dal punto di vista politico merita un 10. Nel merito è un'insufficienza piena". Michele Tiraboschi, direttore del centro studi Marco Biagi e coordinatore di Adapt, valuta con Affaritaliani.it il pacchetto lavoro di Matteo Renzi. "Ha ottenuto il plauso dei sindacati liberalizzando la precarietà. Un capolavoro". Ma il tempo determinato acausale "è un rischio enorme": "Distrugge l'apprendistato e fa l'opposto di quanto promesso nel Jobs Act". La scelta "potrebbe pagare nel breve termine, ma nel medio-lungo periodo toglierà spazi alla produttività". Rimandare a un disegno di legge delega "è stato un errore". Renzi avrebbe dovuto osare adesso che "ha il vento a favore". Tra poco tutto sarà più difficile. "Renzi, senza concertazione, rischia di andare veloce senza andare lontano". 

L'INTERVISTA

Qual è il suo giudizio sul pacchetto-lavoro di Matteo Renzi?
Dal punto di vista politico e di relazioni industriali è un intervento devastante. In senso positivo. Renzi è il primo capo di governo che ottiene il plauso dei sindacati libelarizzando il lavoro precario. Un capolavoro che ha costretto il sindacato a fare buon viso a cattiva sorte. Un sindacato con le spalle al muro, talvolta lontano dai lavoratori, a cui Renzi invece ha portato più risorse in busta paga. Dal punto di vista politico questo è radicale e rivoluzionario.

E dal punto di vista del merito?
Dal punto di vista del merito, i dubbi sono fortissimi. Poteva fare di più. Se avesse eliminato l'articolo 18 avrebbe incontrato i soliti veti. Ma se non l'ha fatto ora che ha il vento a favore, temo che sarà più difficile.

Rimandare il Jobs Act a un disegno di legge delega è stato un errore?
Sì. La storia insegna che  queste cose o si fanno nelle prime settimane di governo oppure è più difficile. Tanto più che ha una maggioranza debole e variegata. Ma la cosa che più sorprende è che ha fatto esattamente l'opposto di quello che aveva promesso nel Jobs Act. Aveva annunciato il contratto unico a tempo indeterminato (che sarebbe stato più flessibile) e ha fatto esattametne l'opposto: liberalizzare i contratti a termine.

Quindi poca flessibilità e rischio precarizzazione...
E' un rischio enorme. Già oggi il 70% delle nuove assunzioni è a termine. Liberalizzandole senza causali e vincoli, è chiaro che le imprese si butteranno su questo strumento e si guarderanno bene dall'utilizzare il tempo indeterminato.

Con questo nuovo contratto a termine, come ne esce l'apprendistato?
Questo è l'altro grande rischio. Renzi ha confermato la centralità dell'apprendistato, dicendo che è un contratto buono e adatto ai giovani. Ma poi per superare dei problemi oggettivi ha scelto delle scorciatoie che potrebbero rivelarsi un boomerang. Quindi politicamente Renzi merita un 10. Dal punto di vista del merito è un'insufficienza piena.

Il dl introduce un limite del 20% agli assunti a tempo determinato. E' una possibilità in più per l'apprendistato?
L'alternativa sul piano giuridico è tra un contratto flessibile ma che ti costa di più (perché la Fornero ha imposto una maggiorazione contributiva dell'1,4%) oppure l'apprendistato che per le piccole imprese ha una contribuzione complessiva dell'1% e per le grandi del 10%. Però in realtà, vista la situzione economica e le difficoltà di integrazione scuola-lavoro, un'impresa preferirà un contratto che non pone obblighi. Il limite può essere conveniente per le prime assunzioni per chi ha più di 29 anni.

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Il suo giudizio è negativo. Il combinato degli interventi su contratti a tempo determinato e apprendistato è inutile o dannoso?
La direzione è quella giusta, ma sono errate le scelte tecniche, con il rischio-paralisi dovuto a una possibile procedura d'infrazione dell'Ue (che impone vincoli oggettivi e limiti alla reiterazione dei contratti a termine)  e con l'incentivo alla precarietà più che alla flessibilità.
Dire che si fa l'apprendistato senza formazione pubblica, certificazione delle competenze e piani formativi significa distruggere l'apprendistato. Mentre il nostro paese ha bisogno di un sistema dell'apprendistato. Visto che in Italia non funziona, invece che costruire il sistema si è preferito distruggerlo. Nel breve periodo potrebbe pagare, nel medio-lungo aver distrutto l'apprendistato vorrà dire aver tolto spazi per le imprese, la produttività, la costruzione di competenze, profili professionali e mestieri di cui ogni industria ha bisogno.

Il Jobs Act è ancora vago. E' già possibile dare un giudizio?
Sono principi vaghi ma nel complesso condivisibili. Ma sono principi che leggiamo da 15 anni in ogni legge delega sulla riforma del lavoro. Dalla delega del '99 dopo il pacchetto Treu e dalla legge Biagi in avanti. L'idea di condizionare il sussidiato con l'accettazione di un percorso formativo esiste sulla carta da 15 anni ma non è mai stata operativa. Il tema non è tanto riscrivere le regole quanto renderle effettive con delle politiche attive più che con degli interventi normativi.

Renzi però potrà muovere le prossime mosse da una posizione di maggiore forza nei confronti del sindacato...
Sicuramente sì. Sono i sindacati a dover rincorrere quanto Renzi ha fatto. Ma il presidente del Consiglio corre un rischio. Tutti si sono concentrati sulla mancanza di coperture. Ce n'è un altro: che un uomo come Renzi, che decide senza concertare, vada veloce ma non vada lontano. Un Paese non si cambia dall'alto, ma solo se trascini gli attori sociali e i corpi intermedi che creano consenso. La sussidiarietà è un valore importantissimo. Andare velocissimi per trovarsi da soli non porta da nessuna parte.

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