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Economia
Renzi: Letta ha sbagliato i conti. L'analisi: ecco chi ha ragione

Un botta e risposta sui conti pubblici che continua ancora dopo le reazioni a caldo arrivate subito dopo il report della Commissione Europea sullo stato dei conti pubblici italiani. Non volendo finire sul bancone degli imputati e fare il capro espiatorio e dopo i tweet di commento al vetriolo alle posizioni di Bruxelles e del premier Matteo Renzi, l'ex ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni respinge le accuse punto per punto sulla gestione del bilancio pubblico e sulla comunicazione. 

"A pensare male si potrebbe immaginare che l`accelerazione nel cambio di governo sia stata determinata dalla paura che Letta raggiungesse risultati troppo favorevoli: lo spread in discesa, l'economia in ripresa... A quel punto, fra un anno, sarebbe stato molto più difficile mandarci via", ha commentato l'ex numero uno del Tesoro che ha definito una "scorrettezza l'ipotesi che Letta abbia raccontato storie" sul reale stato della finanza pubblica italiana. "Noi abbiamo sempre esattamente detto come stavano le cose".

Sull'argomento torna anche Matteo Renzi che, senza conoscere le ultime dichiarazioni di Saccomanni, ha rincarato la dose. "Abbiamo denunciato che la situazione economica trovata non è quella che diceva Letta. Sui conti c'è poco da dire: è stato addirittura Saccomanni ad avvisarci che le cose stavano in un certo modo...", ha ribadito il premier dopo aver espresso lo stesso concetto con un commento a caldo subito dopo il responso di mercoledì dell'Unione Europea.

Ma a quale stato dei conti pubblici si riferiscono Renzi e la Commissione Europea? Due numeri riferiti al 2014: le stime di crescita del Pil e quella sul valore del rapporto debito/Pil. Secondo la legge di stabilità varata a fine dicembre dal governo Letta, nel 2014 il Pil sarebbe dovuto cresce dell'1% e il rapporto debito/Pil, dopo esser aumentato nel 2013 (al 132,6% secondo l'ultimo dato ufficiale), avrebbe dovuto stabilizzarsi al 132,7%. Numeri che Bruxelles, denunciando "squilibri eccessivi" e inserendo l'Italia, assieme alla Slovenia e alla Croazia, nel club dei Paesi a potenziale procedura per squilibri macroeconomici, ha invece stravolto. L'Ue ha stimato per l'anno in corso una crescita reale del Pil contenuta entro lo 0,6% (e solo nel 2015 supererà l'1%) e, di conseguenza, il debito pubblico sul Pil è destinato a salire di ben un punto percentuale, al 133,7%. In uno dei tweet di giovedì (vedi sotto), però, Saccomanni ha precisato: "La Commissione non ha fatto alcuna analisi ex post. Fa stime e previsioni".

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