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Economia
L'annuncio di Renzi: martedì il Def. Poi il dl per gli 80 euro in busta

"La copertura degli 80 euro in busta paga sta nel Def che presenteremo martedì". L'annuncio arriva in serata dal premier Matteo Renzi, nel corso della trasmissione televisiva Otto e mezzo in onda su La7. Il presidente del Consiglio ha ribadito che il grosso delle coperture del taglio Irpef verrà dalla spending review: "La copertura sta nel Def. La stragrande maggioranza dei denari verrà dalla cosiddetta revisione della spesa, che non è solo un taglio dei denari, ma un cambio della pubblica amministrazione". Poi aggiunge: "I dieci miliardi di euro che andranno a dieci milioni di famiglie saranno nel decreto legge che faremo il 15 o il 16 aprile". E' il decreto che dovrebbe contenere la misura degli 80 euro in busta paga.

Quanto ai dubbi sulle coperture del Def, il premier ha detto che il governo rispetterà i vincoli di bilancio: "Il 3,1%" del deficit/Pil "non lo faremo. Noi non siamo nei guai". Ed ha aggiunto di esser pronto a una "battaglia" non per sforare i parametri europei, ma per cambiarli. "Questa Europa qui sta allontanando le persone, vogliamo cambiarla. Non è un problema di sforare lo 0,1%... Dalla procedura di infrazione siamo usciti e non vogliamo rientrarci. Ci diamo tre mesi di tempo, mettiamo in fila le cose discusse da anni e le facciamo. A quel punto noi iniziamo una battaglia".

Nessun dubbio, per Renzi, che le riforme andranno avanti: "Sono molto convinto che le riforme che riguardano gli italiani verranno approvate", ha detto, sottolineando la volontà del governo di proseguire sulla via intrapresa: "Oggi abbiamo detto basta a tremila politici nelle province", sulle riforme "dobbiamo andare avanti come un rullo compressore".

Le riforme erano state al centro degli incontri del premier che in giornata ha visto anche il ministro Padoan e, a pranzo, l'ad di Eni, Paolo Scaroni. Su tutti il colloquio con Denis Verdini a Palazzo Chigi: "Abbiamo parlato delle riforme, spero che Fi resti nell'accordo. Sono convinto che anche Fi voterà il superamento del Senato, la modifica del titolo V e la nuova legge elettorale", ha detto Renzi. Sulla posizione di Silvio Berlusconi, il premier non ha risposto ("Chiedete a lui", dice), ma ha aggiunto: "Berlusconi ha fatto una scelta molto importante, quella di stare al tavolo delle riforme, nonostante pensi tutto il male possibile del centrosinistra, e accetta che le regole del gioco siano scritte insieme".

Riforma del Senato, ma anche il Patto del Nazareno sono assicurati, dunque, da Forza Italia che però continua a spingere per una qualche misura di "tutela politica" di Berlusconi, su cui incombe la scadenza del 10 aprile, quando il tribunale di Milano deciderà se dargli gli arresti dominciali o affidarlo ai servizi sociali. L'incontro con Denis Verdini, plenipotenziario del leader di Forza Italia, è durato oltre un'ora. Negli ultimi mesi, infatti, Verdini ha condotto per conto di Berlusconi le trattative con il Pd e il governo in materia di riforme e legge elettorale (e l'intesa sull'Italicum è stato uno dei risultati). Al centro del colloquio infatti - la conferma arriva da fonti di governo - anche il percorso parlamentare sulle riforme istituzionali. L'incontro, al quale ha partecipato Gianni Letta, arriva all'indomani del colloquio a sorpresa tra lo stesso Berlusconi e Giorgio Napolitano al Quirinale.

In Forza Italia, però, c'è chi non si fida delle assicurazioni del premier e torna a chiedere la precedenza all'approvazione definitiva dell'Italicum sull'abolizione del Senato. Contro il premier picchia duro 'il Mattinale', la nota politica redatta dallo staff del gruppo Fi di Montecitorio: "Non va bene giocare sempre, i patti statuiti con Berlusconi sono stati ribaltati nei contenuti e nei tempi". A rincarare la dose ci pensa Renato Brunetta, capogruppo alla Camera, che si rivolge al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: "A questo punto ci chiediamo: il governo e la sua maggioranza vogliono calendarizzare la legge elettorale e approvarla al più presto o preferiscono buttare la palla in tribuna in attesa di tempi migliori?".

Boschi replica confermando i tempi: la riforma costituzionale precederà il via libera di Palazzo Madama all'Italicum. Il tutto, comunque, entro il 25 maggio.

Intanto, però, in casa Pd Vannino Chiti mette assieme 22 senatori dem e sfida il presidente del Consiglio presentando a Palazzo Madama un ddl costituzionale di riforma del Senato che lo mantiene come Camera elettiva. Perché Renzi non è "il verbo" - dicono a una voce - e questi non sono "gli infedeli". Per ora le firme sono 22, tutte di senatori eletti con il Partito democratico. Oltre a quella di Chiti, primo firmatario, ci sono Albano, Amati, Buemi, Broglia, Capacchione, Casson, Corsini, Cucca, D'adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Silvestro, Spilabotte, Tocci, Turano. Ma ci sarebbero contatti, giura Chiti, in corso con i senatori di tutti gli schieramenti.

Boschi risponde: "Sul Senato elettivo al momento non ci sono spazi". Perché questo "è uno degli elementi discussi fra tutte le forze politiche". Un accordo "siglato da Silvio Berlusconi come capo dell'opposizione e che ha confermato la sua adesione nei giorni scorsi. Se in Forza Italia ci sono posizioni diverse, credo che troveranno una sintesi", ha detto ancora il ministro.
Più secca la risposta di Renzi: la proposta della minoranza non ha chance né alla Camera nè al Senato e il partito comunque è dalla mia parte.

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