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Rete unica, atto secondo: il matrimonio FiberCop-Open Fiber slitta al 2027. E la quotazione in Borsa…

Investimenti per 10 miliardi, addio al rame entro il 2028 e Borsa all’orizzonte: il piano di FiberCop mentre la fusione con Open Fiber slitta al 2027

Rete unica, atto secondo: il matrimonio FiberCop-Open Fiber slitta al 2027. E la quotazione in Borsa…

Rete unica, atto secondo: il matrimonio FiberCop-Open Fiber slitta al 2027

La fusione tra le due reti infrastrutturali a banda ultra larga e in fibra FiberCop e Open Fiber sembrava cosa fatta. Invece, anche se a livello industriale il senso strategico è ovviamente conclamato, non se ne è fatto nulla ma potrebbe tornare in auge nel 2027, dato che scadono i termini per il pagamento del premio da 2 miliardi di euro a Tim se l’accordo fosse stato fatto.

Nel frattempo Fibercop, controllata al 37,5% da Kkr e dal governo italiano (oltre che dai fondi di Canada e Abu Dhabi), ha proseguito con gli investimenti. L’obiettivo è quello di raggiungere 20 milioni di unità immobiliari collegate in fibra entro il 2027 e il completo spegnimento della rete in rame entro il 2028, con investimenti triennali previsti per 10 miliardi.

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Un piano ambizioso che punta alla quotazione in Borsa nel 2028, che rappresenta la exit strategy prevista da Kkr per il suo oneroso investimento da oltre 18 miliardi di euro per acquisire la rete da Tim. Il processo andrà ovviamente gestito tenendo conto che la rete è un asset strategico per l’Italia e infatti è protetto da Golden Power, ossia il governo ha facoltà di veto.

Per fine giugno, Fibercop dovrebbe aver completato senza ritardi i lavori nelle aree grigie (a parziale fallimento di mercato) sovvenzionate con i fondi del Pnrr che si chiude per l’appunto il 30 giugno. La società ha chiuso il 2025 con circa 3,7 miliardi di fatturato e una leggera perdita ma dal 2028 dovrebbe tornare a generare cassa rendendo possibile la quotazione in Borsa.

A quel punto anche l’accordo con Open Fiber, molto voluto dal governo che ha il 60% della società tramite Cdp mentre il 40% è in mano al fondo australiano Macquirie, potrebbe andare in porto. Una volta realizzata l’integrazione e la quotazione i fondi che hanno investito in Fibercop potrebbero uscire consentendo alla società un modello stabile di utility quotata (come Terna), con lo Stato come azionista di riferimento (attualmente il Mef ha il 16% e F2i l’11,2%). Sarebbero dunque queste le sfide riservate al prossimo amministratore delegato di Fibercop, il mandato di quello attuale Massimo Sarmi scade nel maggio 2027. La scelta da statuto spetta a Kkr mentre la nomina del presidente va al Mef.

Secondo il Sole 24 Ore tra i candidati ci sarebbero Marco Patuano, già ad di Telecom e ora di Cellnex che però avrebbe declinato ma anche Pietro Labriola, oggi ad di Tim ma che, con l’arrivo dell’Opas di Poste sulla società telefonica, che dovrebbe concludersi nel terzo trimestre dell’anno, difficilmente resterà nella nuova Telecom, postale e non più quotata in Borsa.

Fibercop ha anche vinto (non ha avuto concorrenti) la gara da 700 milioni di euro gestita da Invitalia con il Fondo Nazionale per la connettività per 7 lotti geografici in aree a fallimento di mercato portando la fibra a 1,8 milioni di numeri civici.