Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Revolut, gli hacker alzano il tiro: “Abbiamo dati di quasi 700 clienti e della polizia italiana”. Anche la Dna sul caso

Revolut, gli hacker alzano il tiro: “Abbiamo dati di quasi 700 clienti e della polizia italiana”. Anche la Dna sul caso

Il gruppo iamnotavillain dice di aver usato per mesi una mail compromessa del Viminale per ottenere informazioni dalla banca

Revolut, gli hacker alzano il tiro: “Abbiamo dati di quasi 700 clienti e della polizia italiana”. Anche la Dna sul caso
Revolut

Il gruppo iamnotavillain sostiene di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti Revolut dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica del ministero dell’Interno. La Procura di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta.

Il gruppo contattato dal Financial Times sostiene di avere 147 gigabyte di dati della polizia italiana

L’inchiesta aperta dalla Procura di Reggio Calabria sul caso Revolut si arricchisce della rivendicazione di un gruppo di hacker. Iamnotavillain, contattato dal Financial Times tramite Telegram, sostiene di aver ottenuto informazioni riservate relative a quasi 700 clienti della banca digitale britannica.

Secondo quanto affermato dal gruppo, l’accesso sarebbe stato reso possibile dalla compromissione di un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell’Interno italiano. Gli hacker sostengono di essersi finti per mesi agenti delle forze dell’ordine e di aver utilizzato quel canale per chiedere a Revolut indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni dei clienti.

Il gruppo afferma inoltre di possedere circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell’ordine italiane. Si tratta, al momento, di una rivendicazione degli hacker e non di un dato accertato dagli investigatori.

La Procura di Reggio Calabria aveva già aperto un fascicolo dopo l’utilizzo di un’email istituzionale compromessa appartenente alla Prefettura di Reggio Calabria per ottenere informazioni da Revolut. Il reato ipotizzato è quello previsto dall’articolo 615-ter, comma 3, del codice penale, relativo all’intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse.

Gli accertamenti devono stabilire come sia stata compromessa la casella istituzionale e quali sistemi siano stati effettivamente violati. Gli investigatori, infatti, non hanno ancora la certezza che sia stato compromesso un computer della Prefettura o del Viminale.

La rivendicazione di iamnotavillain amplia quindi la portata delle verifiche: oltre all’accesso alla posta elettronica istituzionale, gli investigatori dovranno verificare il numero effettivo dei clienti coinvolti, la natura dei dati ottenuti e l’esistenza dei 147 gigabyte che il gruppo sostiene di avere sottratto alle forze dell’ordine italiane.

Anche la Direzione nazionale antimafia sul caso, verifiche su Pec, dark web e dati dei correntisti

Sul caso Revolut si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. I magistrati della Dna intervengono nelle indagini quando la violazione coinvolge un ente governativo, come nel caso dell’account riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria utilizzato per ottenere informazioni dalla banca. La prima informativa della Polizia postale descrive un’azione informatica particolarmente sofisticata. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se la casella di posta elettronica certificata della Prefettura sia stata effettivamente violata oppure se l’indirizzo sia stato clonato e utilizzato per simulare richieste provenienti dall’amministrazione.

Gli accertamenti riguardano anche la rivendicazione attribuita al gruppo iamnotavillain, che sostiene di aver ottenuto dati di quasi 700 clienti Revolut e informazioni delle forze dell’ordine italiane. La Polizia postale sta inoltre monitorando il dark web per verificare se eventuali dati sottratti ai correntisti della fintech britannica siano stati messi in vendita.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE ECONOMIA