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Economia
Riapertura gioco legale, Fiorini: "Chiedo solo parità di trattamento"
fonte Wikipedia

L'intervista all'On. Fiorini

Nonostante la maggior parte delle attività economiche e produttive sia già ripartita nella fase 2 dell'emergenza Coronavirus, che da oggi cede il posto alla Fase 3, per il settore del gioco legale la morsa della chiusura non si è ancora allentata. Sale giochi, bingo, slot e centri scommesse hanno infatti sospeso le attività a partire da marzo senza aver ancora ricevuto, da parte delle Istituzioni, il via libera per la riapertura. Un blocco di tre mesi che ha messo in ginocchio circa 150.000 lavoratori e che rischia di pregiudicare irreversibilmente la categoria. A gravare sul settore è anche il Decreto Rilancio, che ha imposto il prelievo di una quota pari allo 0,5 per cento del totale della raccolta delle scommesse per mitigare le perdite del mondo dello sport. Mentre infuriano le polemiche, gli operatori del settore denunciano il lassismo del Governo e la supposta discriminazione procedendo anche per vie legali. Affaritaliani.it ne ha discusso con la deputata emiliana Benedetta Fiorini, segretario della Commissione Attività produttive della Camera.

La riapertura dei punti vendita legati alle attività del gioco sta infiammando i dibattiti degli ultimi mesi e, dopo diverse previsioni, ad oggi non c’è ancora una data ufficiale. Cosa ne pensa?

Trovo ingiusto che migliaia di piccole medie imprese ed esercenti che operano nel mondo dell’intrattenimento e del gioco legale subiscano discriminazioni di questo tipo. Ancora più ingiustificato è che sia il governo a discriminare in un momento come questo. Sappiamo, però, che questo governo ha numerosi preconcetti e vive di una propaganda dannosa, miope e anacronistica nei confronti di molti settori.

Le attività che rientrano nella stessa classificazione del settore, come musei e centri artistici, che hanno già riaperto, sono nelle condizioni di poter garantire maggiore sicurezza dei “luoghi” del gioco, a suo avviso?

Le norme e le procedure di sicurezza previste per le attività commerciali e i centri d'arte possono tranquillamente essere rispettate anche all’interno dei punti vendita del gioco. Non c’è alcun motivo razionale per impedire il riavvio del comparto, che ha contribuito in maniera determinante, anche con importanti investimenti privati, a contrastare l’illegalità. 

Pensa che il riavvio del campionato di calcio possa accelerare la riapertura del comparto?

Lo spero. Non riaprire le attività legate al gioco legale, specialmente con il riavvio del campionato di calcio, significa anche fare un regalo alle organizzazioni criminali che non aspettano altro che espandersi ancora di più in questo settore.

Come giudica l’imposizione di una tassazione dello 0,5 sulla raccolta delle scommesse prevista dal Decreto Rilancio? 

In un momento delicato come questo, imporre nuove tasse, in qualsiasi settore, è deleterio per l’economia e il nostro Paese. Al contrario, bisognerebbe sospenderle o diminuirle perché potrebbero avere effetti devastanti sui lavoratori in ginocchio a causa del lockdown. Come ho ribadito più volte, c’è bisogno di sostenere l’economia attraverso interventi coraggiosi, mirati e di sostegno per la riapertura. Soltanto tramite incentivi capaci di riportare in salute la nostra economia potremo uscire dalla crisi e far ripartire il Paese.

Perché a suo avviso il settore è stato tra i pochi, se non l’unico, a subire prelievi fiscali?

È da sempre un settore demonizzato. La motivazione ufficiale del governo, oltre alla sicurezza per l’emergenza coronavirus, è scoraggiare la ludopatia, ma non è così che va affrontato il problema. In questo modo si penalizzano circa 150mila imprenditori e lavoratori con le rispettive famiglie, senza rendersi conto che si discrimina un intero settore. Serve invece una corretta analisi del fenomeno nel suo complesso, che permetta una discussione tra policy maker e operatori del settore garantendo un confronto senza pregiudizi.

Pensa che ci siano anche preconcetti ideologici dietro a tale decisione?

Molti. Questa maggioranza di governo non ha dimestichezza con il mondo del lavoro e dell’impresa e porta avanti battaglie ideologiche contro alcuni settori produttivi che sono ipocrite e del tutto irrazionali e immotivate, senza comprendere le ripercussioni negative sulla realtà e sull’economia. Farsi trasportare dall’ideologia anziché dalla logica non porta a nulla di buono, ma non è la prima volta che il Movimento 5 Stelle antepone i suoi pregiudizi ideologici all’interesse della collettività e del Paese.

La FIEGL (Federazione Italiana Esercenti Gioco Legale) ha dichiarato in una nota di essere ancora una volta il “bancomat dello Stato”, un’affermazione molto dura. È d’accordo?

Sì. È troppo facile aumentare le tasse a chi già le paga. L’incremento delle tassazioni a livelli insostenibili rischia di generare un circolo vizioso negativo e aumentare la propensione all’evasione. Come tutti i comparti industriali, anche questo settore ha bisogno di sapere quando e come riaprire. Ci tengo a precisare una cosa: il mio è un approccio laico e concreto, è una battaglia di libertà. Dal momento in cui esiste questo comparto, che è legale ed è costituito da professionisti ed imprese che pagano le tasse, deve essere trattato come tutti gli altri. Chiedo solo parità di trattamento.

Quale sarà il futuro del comparto?

Ho scelto di portare avanti questa battaglia perché mi preoccupo delle sorti delle migliaia di famiglie che impiegano lavoratori nel settore, il cui lavoro è a rischio e in una emergenza economica come quella in cui siamo ciò non è ammissibile, poiché sono pressoché invisibili agli occhi dello Stato. Il gioco legale, infatti, offre un presidio di legalità senza cui verrebbe fagocitato dalla criminalità organizzata e demonizzarlo è controproducente: si danneggia chi conduce un’attività in maniera professionale e trasparente e si favorisce chi si muove nel sommerso e nell’illegalità. È un settore che va sostenuto, così come vanno sostenute anche le iniziative contro la dipendenza e le ludopatie. 

Lei stessa di recente ha dichiarato che sostenere il gioco legale sia nell’interesse dello Stato, dal momento in cui fornisce una riserva statale. Basti pensare che ogni mese di chiusura costa alle casse statali tra i 650 e i 750 milioni di euro e finora il lockdown per il settore ha comportato una mancanza nelle casse dell’erario di 2 miliardi di euro…

Stiamo vivendo una delle peggiori crisi economiche della storia: ciò che considero indispensabile per il tessuto imprenditoriale del Paese vale a tutto tondo anche per il settore del gioco legale. Il fatto che garantisca entrate fiscali per oltre 10 miliardi di euro all’anno, dando lavoro a 150mila persone, è un motivo in più per sostenerlo. Anziché mettere le imprese colpite dalla crisi nelle condizioni di poter lavorare salvando i posti di lavoro, il governo impone tassazioni, posticipa le riaperture. Si accanisce contro di loro. Con il tracollo del settore si rischia un aumento vertiginoso della disoccupazione e una diminuzione delle entrate nelle casse dello Stato, oltre al rischio di favorire la criminalità organizzata: è dunque nell’interesse di tutti garantirgli un futuro.

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