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Di Andrea Deugeni

Giorgio Squinzi incassa l'unanimità nel voto della giunta, il parlamentino di Confindustria, sul progetto di riforma dello statuto dell'associazione degli imprenditori, la quarta nella storia di Viale dell'Astronomia dopo quella Pirelli (nel 1969), quella Mazzoleni (1991) e un significativo intervento di revisione nel 2002.

Un passaggio "politico" importante e un successo per la presidenza del patron della Mapei che, un anno e mezzo fa nella corsa contro Alberto Bombassei per lo scranno più alto di Confindustria, aveva inserito la riforma del sistema (e dei suoi costi che ora marciano intorno ai 500 milioni di euro!) fra i punti principali del suo programma. Bombassei parlava di "rifondare" totalmente la Confindustria, mentre Squinzi solamente di "riformarla", nella continuità con il passato. Nominato presidente, l'industriale con la passione per il ciclismo aveva poi ecumenicamente teso la mano allo schieramento del rivale, affidando il difficile cammino della stesura della riforma a Carlo Pesenti, rampollo appartenente a una delle famiglie "nobili" dell'imprenditoria italiana sostenitrici della candidatura di Bombassei.

Dopo un lungo dibattito durato oltre tre ore, a tratti anche molto animato, a cui hanno assistito anche tre past president (Luigi Abete, Antonio D'Amato ed Emma Marcegaglia), i circa 200 imprenditori che compongono la giunta hanno alzato la mano favorevolmente al progetto di cambiamento di Pesenti, una riscrittura del funzionamento della macchina confindustriale che è stata il frutto di un lungo lavoro durato oltre un anno e di una capillare consultazione della base. Con tanto di sondaggio interno targato Ipsos.

Il voto all'unanimità, che ha visto anche due astenuti (i presidenti di Unindustria Napoli e Salerno, voti che però, secondo le regole dell'associazione, non sono stati contati), ha colpito un po' chi segue da vicino le vicende di Viale dell'Astronomia: negli ultimi giorni a qualche mal di pancia scoppiato in passato fra gli industriali del Nord per la condotta troppo low profile e sbrigativa nei confronti dei cerimoniali confindustriali da parte di Squinzi, si erano aggiunti quelli degli industriali del Sud. Il motivo? L'abolizione del Comitato per il Mezzogiorno prevista dalla riforma Pesenti. Un dissenso che, però, non si è coagulato e concretizzato ieri al momento della votazione finale.

E' ovvio che sforbiciare di circa 50 componenti (da 204 a 150) la giunta (che ora si chiamerà consiglio direttivo), dimezzare il numero dei componenti del consiglio di presidenza, sostituire il comitato per il Mezzogiorno con un comitato di coesione territoriale alla cui presidenza far ruotare però anche gli industriali del Nord e snellire la struttura associativa sia nelle territoriali sia in quelle di categoria, avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno, spiegano ad Affaritaliani.it da Viale dell'Astronomia. Ma Squinzi, da imprenditore iper concreto qual è, nel presentare il progetto ha fatto parlare i numeri: a regime la riforma consentirà infatti risparmi nell'ordine del 30%, soldi che serviranno per implementare i servizi offerti agli iscritti, trasformare in sede l'ufficio di rappresentanza di Bruxelles o per ridurre la quota associativa.

L'ultimo step formale è quello dell'assemblea straordinaria che sarà convocata in primavera. Per il momento, il consenso bulgaro consente a Squinzi di ricompattare la Confindustria attorno alla presidenza e di sventare lo spiacevole rimpasto della squadra o della modifica del programma al momento del giro di boa di marzo, la fine cioè del biennio del mandato in cui il presidente di Confindustria deve per statuto sottoporsi nuovamente al vaglio dei voti del parlamentino di Viale dell'Astronomia per "fare il tagliando". Un successo "politico" che, dopo quello dello sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese grazie alla corsia preferenziale con il Quirinale, potrebbe garantire a Mr Mapei l'iscrizione nell'albo d'oro dei presidenti di Confindustria se Viale dell'Astronomia riuscirà anche a portare a casa il taglio del cuneo fiscale con la legge di Stabilità e 1,2 miliardi di euro di esenzione Imu per i capannoni industriali.

@andreadeugeni

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