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Economia

Tutto fermo sul fronte dei tassi e delle misure di “quantitative easing” da parte della Federal Reserve, della Bank of England e della Banca centrale europea e questo fa ben sperare perché in agosto i mercati finanziari si prendano una pausa senza vivere le consuete montagne russe, perché in fondo l’inattività delle tre banche centrali sta ad indicare che la ripresa sta proseguendo, in ciascuna area, come da attese senza eccessivi rischi né di accelerazione improvvisa (che potrebbe riaccendere le tensioni sui prezzi e indurre le banche centrali a rialzare i tassi o, nel caso della Federal Reserve, iniziare a rarefare gli acquisti di bond sul mercato) né di altrettanto brusche frenate.

Non solo: stamane l’indice Pmi dei direttori acquisti del settore manifatturiero elaborato da Markit/Adaci è risultato in luglio pari a 50,4 punti, contro attese di mercato per 49,7 punti (e contro i 49,1 punti segnati a fine giugno), toccando così il massimo dal maggio 2011. “Una piccola buona notizia una volta tanto”, hanno subito commentato economisti come Mario Seminerio ed è facile capire perché: quota 50 è infatti la soglia critica che separa le fasi di recessione (valori dell’indice inferiori a 50) da quelle di espansione (valori superiori) ed erano due anni che l’indice non superava questa soglia.

Il fatto di averlo fatto ora è dovuto al buon andamento di produzione manifatturiera e nuovi ordini; in particolare i nuovi ordini in arrivo dall’estero registrano l’incremento mensile più marcato dall’aprile 2011, mentre si attenua la caduta dei prezzi dei fattori produttivi e della produzione manifatturiera. Altra buona notizia, la aziende “hanno beneficiato nel frattempo di una ulteriore, seppur lieve, diminuzione dei costi dei fattori produttivi, con anche i prezzi alla produzione che calano ad un ritmo moderato su base mensile”.

Se il peggio della crisi potrebbe essere alle spalle, la notizia non si traduce immediatamente in un quadro più confortante per il mercato del lavoro. Spiega Markit in una nota a commento del dato che “l'occupazione nel settore manifatturiero ha continuato a calare nel mese di luglio. Un ulteriore notevole calo delle commesse inevase suggerisce che le imprese abbiano risorse sufficienti a far fronte all’aumento dei carichi di lavoro”. Detto questo, “il tasso relativo alle perdite di lavoro si riduce per il quarto mese consecutivo, sui minimi dal febbraio 2012”, come dire che se ancora non si assume si inizia a cercare di evitare nuovi licenziamenti ove possibile.

Commentando i dati Phil Smith, economista di Markit e autore dello studio ha spiegato che luglio ha visto il Pmi manifatturiero mettere piede nel territorio dell’espansione grazie in particolare alla robusta espansione delle vendite ai clienti stranieri, “un’impresa non da poco dato l’andamento altalenante dell’economia mondiale negli ultimi mesi”. Tuttavia “ci sono apparentemente alcuni dubbi all’interno del settore per quanto riguarda la sostenibilità della ripresa, con le aziende riluttanti ad aumentare l’occupazione, l’acquisto di livelli di attività o magazzino in linea con i periodi di ripresa della produzione e della domanda”.

Luca Spoldi

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