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Bentornato Occidente. La crisi dice addio proprio nel Paese dove era iniziata: gli Stati Uniti. Dagli States sono arrivati segnali non più blandamente incoraggianti, ma solidamente positivi. Il Pil statunitense nel secondo trimestre ha segnato un +2,5% su base annuale. Oltre le stime del Dipartimento del commercio americano. Ma anche al di sopra delle previsioni più ottimistiche, che si fermavano al 2,2%. Obama ha avuto il coraggio di aspettare, di non stringere i cordoni, di non cedere all'austerity. La Fed, grazie al poderoso intervento voluto da Ben Bernanke, ha assicurato il sostegno necessario.

Gli Stati Uniti esultano, ma la crescita a stelle e strisce avrà fatto storcere la bocca a governi e banchieri dei Paesi emergenti. Il consolidamento dell'economia americana rende sempre più probabile il verificarsi di quanto previsto da molti analisti: la Federal Reserve inizierà a pompare meno liquidità già a partire da settembre: il tapering si avvicina e le tigri dell'est tremano. Gli Stati asiatici stanno vedendo fuggire verso l'estero i capitali, con inevitabili conseguenze sulle valute. Il caso più eclatante è stato quello della rupia, salita al di sopra dei 65 dollari. Ma anche il real brasiliano e la lira turca sono scesi ai minimi sul dollaro.

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Reggono invece l'urto i Paesi dell'est Europa. Anche questo è un segnale incoraggiante per l'Ue. Per quale motivo? Perché gli Stati oltre la cortina di ferro sono legati a doppio filo alle sorti europee. La ripresa occidentale ridarà slancio alla domanda di auto, elettrodomestici e altri beni di consumo. Molti dei quali sono fabbricati nei Paesi dell'Est. E la ripresa d'agosto sembra proprio esserci: guidato dalla locomotiva tedesca, il treno continentale ha ripreso la marcia. L'inidice è salito per due mesi consecutivi oltre quota 50, la soglia che certifica un'espansione economica.

E finalmente anche i consumatori italiani inziano a crederci: ad agosto è cresciuta la fiducia. Aumenta anche quella dei mercati. Il rinsaldarsi delle larghe intese, favorito dall'accordo sull'Imu, ha spinto Piazza Affari, per il secondo giorno consecutivo maglia rosa d'Europa: il Ftse Mib rivede quota 17 mila. La volatilità fa ormai parte dello spread, ma anche nei momenti più complicati dell'esecutivo Letta, è rimasto sotto la soglia di guardia. L'asta dei titoli decennali (l'occasione nella quale si misura la fiducia degli investitori) ha registrato rendimenti stabili 4,46%. I mercati, ormai è chiaro, non guardano al colore di un governo: guardano alla sua stabilità. E a brindare sono i titoli del Cavaliere: in Borsa è boom di Mediaset (+4,8% a 3,186 euro).     

 

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