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Economia
Risiko bancario/ Moral suasion di Banca d'Italia a Nordest. PopVicenza e Veneto Banca studiano la fusione

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Sembra di esser tornati all'era Fazio, quando le sorti del sistema bancario venivano prevalentemente determinate nelle quattro mura di Via Nazionale, con i banchieri interessati a colloquio con il governatore. Ora, che la proposta del governo per la trasformazione obbligatoria delle banche popolari con asset superiori agli otto miliardi di euro in società per azioni è legge, la moral suasion di Banca d'Italia è tornata a fare capolino per spingere il mondo delle Popolari trasformate in Spa a ridisegnare il loro perimetro territoriale. E, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, le pressioni di Palazzo Koch in questo momento sarebbero tutte su Veneto Banca e Popolare di Vicenza affinchè i due istituti varino la fusione, superando quelle rivalità campanilistiche (fra i due quartieri generali di Vicenza e Montebelluna ci sono poco più di 50 Km) e liberando così quelle sinergie per consentire al nuovo istituto, per dirla alla Renzi, di essere più forte e in grado di erogare più credito al territorio.

Anche se Veneto Banca, dove sembra regnare ancora incontrastato Vincenzo Consoli, prima amministratore delegato ora "retrocesso" a direttore generale, ha appena presentato un piano industriale triennale stand-alone (come ha fatto anche Vicenza), pare che, proprio per la moral suasion di Via Nazionale che stavolta (dopo le ispezioni sulla concessione dei crediti un po' "anomala" dell'era Consoli) non vuole sentir ragioni  sulla storica ritrosia di Montebelluna a convolare a nozze, i contatti fra le due Popolari nordestine siano in fase avanzata, con tanto di individuazione di tre società di consulenza incaricate di seguire l'operazione e gli uffici dell'operations, del risk management e del personale di Vicenza che stanno già facendo il punto sui numeri (esuberi, ecc...) che nemergerebbero dal nuovo gruppo bancario.

C'è di più. Pare che Via Nazionale abbia anche fissato la fine del 2015 come il termine ultimo per procedere all'operazione societaria. Termine che, dopo una prima fase di accelerazione in cui i vertici di Vicenza e Montebelluna avevano addirittura già fissato (nella settimana dal 16 al 20 marzo) un incontro a Francoforte in Bce per l'ok finale della Vigilanza e arrivare così alle assemblee di aprile dei due istituti (l'11 per la banca berica e il 18 per Veneto Banca) in tempo utile per annunciare il deal ai soci, sembrano proprio intenzionati a rispettare. 

Nelle intenzioni di chi sta portando avanti il progetto di fusione fra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca c'è anche quella di gettare le basi per una seconda fase di aggregazioni fra le altre due Popolari non quotate che hanno asset superiori agli otto miliardi e che sono obbligate dunque a trasformarsi in Spa: Vicenza e Montebelluna costituirebbero così un polo aggregante entro cui poi far confluire l'altoatesina Volksbank e la Banca Popolare di Bari.  

 

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banca d'italiaveneto bancapopolare di vicenza
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