Il risparmio gestito italiano ritrova slancio e manda un segnale interessante anche sullo stato d’animo delle famiglie. Dopo una prima parte dell’anno segnata dall’incertezza sui mercati, nel secondo trimestre del 2026 gli investitori sono tornati progressivamente a mettere in movimento la liquidità, premiando non soltanto le soluzioni più prudenti ma anche azioni, obbligazioni ed ETF.
La fotografia arriva dalla Mappa trimestrale di Assogestioni, secondo cui alla fine di giugno il patrimonio complessivo del risparmio gestito in Italia ha raggiunto il nuovo massimo storico di 2.722 miliardi di euro, contro i 2.575 miliardi rilevati alla fine di marzo. Nello stesso periodo la raccolta netta è risultata positiva per 10,98 miliardi di euro. Numeri che assumono particolare significato perché arrivano dopo mesi nei quali volatilità, tensioni internazionali e interrogativi sulla crescita avevano favorito atteggiamenti decisamente più cauti. Il secondo trimestre sembra invece mostrare un investitore disposto nuovamente a guardare oltre la semplice difesa del capitale.
A trainare il recupero sono soprattutto i fondi aperti, che tra aprile e giugno hanno sfiorato i 16 miliardi di euro di raccolta netta. A questo si è aggiunto l’effetto positivo dell’andamento dei mercati, quantificato da Assogestioni nel 6,9%, equivalente a oltre 90 miliardi di incremento delle masse. Allargando l’orizzonte agli ultimi dodici mesi, la raccolta complessiva dei fondi aperti si avvicina ai 25 miliardi.
Torna l’interesse per l’azionario Il dato probabilmente più interessante riguarda però la composizione degli investimenti. I fondi azionari sono tornati in territorio positivo, raccogliendo nel secondo trimestre 3,4 miliardi di euro. Il saldo dall’inizio dell’anno sale così a 2,4 miliardi.
È un’inversione rispetto alla maggiore prudenza osservata nei trimestri precedenti e indica che almeno una parte dei risparmiatori sta tornando ad accettare una quota maggiore di rischio nei portafogli. Il buon andamento dei mercati tra aprile e maggio ha certamente contribuito, ma il fenomeno appare più ampio: la liquidità non viene più considerata necessariamente come l’unico rifugio possibile.
Il movimento non riguarda soltanto l’azionario. I fondi obbligazionari hanno raccolto 2,5 miliardi nel trimestre e quelli bilanciati altri 2,3 miliardi. Rimane comunque una componente significativa di prudenza: i fondi monetari hanno attirato altri 3,1 miliardi, segnale che una parte degli investitori continua a privilegiare strumenti caratterizzati da minore esposizione alle oscillazioni dei mercati.
Ne emerge quindi un risparmiatore meno difensivo rispetto all’inizio dell’anno, ma non per questo disposto ad abbandonare la cautela. Piuttosto, sembra farsi strada una maggiore diversificazione tra strumenti capaci di partecipare alla crescita dei mercati e soluzioni destinate a contenere la volatilità.
L’avanzata degli ETF cambia il mercato
Un secondo fenomeno sta modificando più in profondità l’industria italiana del risparmio gestito: la crescita degli ETF. Secondo i dati di Assogestioni, nel secondo trimestre i prodotti scambiati in Borsa hanno registrato una raccolta vicina ai 6 miliardi di euro. Non si tratta più di una componente marginale dei portafogli. Alla diffusione degli ETF indicizzati si sta affiancando quella degli ETF a gestione attiva, aumentando la concorrenza nei confronti dei fondi tradizionali. Per l’industria del risparmio questa evoluzione rappresenta probabilmente una delle trasformazioni strutturali più importanti degli ultimi anni. Il successo di questi strumenti risponde infatti a esigenze ormai molto diffuse: diversificazione, facilità di negoziazione e possibilità di costruire esposizioni mirate alle diverse aree dei mercati. La crescita degli ETF obbliga contemporaneamente le società di gestione a ripensare prodotti, costi e modalità di distribuzione. Significativa è anche la provenienza dei flussi. Nel trimestre i fondi cross-border hanno raccolto 9,6 miliardi, quelli round-trip 5,3 miliardi, mentre i fondi italiani hanno registrato afflussi per 1,1 miliardi. La crescente internazionalizzazione dell’offerta sta quindi cambiando le modalità attraverso cui il risparmio delle famiglie viene indirizzato verso i mercati finanziari.
Il risparmio resta una forza dell’economia italiana
I dati del secondo trimestre raccontano infine qualcosa che va oltre l’andamento dell’industria finanziaria. Con oltre 2.700 miliardi di euro di patrimonio gestito, il risparmio continua a rappresentare una delle grandi risorse dell’economia italiana. La questione decisiva dei prossimi mesi sarà capire quanto di questa enorme massa potrà progressivamente essere indirizzata verso investimenti di medio-lungo periodo. La ripresa della raccolta azionaria costituisce un primo segnale, così come la tenuta dell’obbligazionario e la crescita degli strumenti quotati. Non tutto il risparmio, tuttavia, sta aumentando la propria propensione al rischio. Le gestioni di portafoglio individuali rivolte alla clientela upper-affluent e private hanno raccolto 2,3 miliardi, così come i fondi chiusi, mentre i mandati istituzionali hanno registrato un saldo negativo di 9,6 miliardi. Il quadro è dunque più articolato di quanto suggerisca il solo record del patrimonio. Gli italiani stanno tornando a investire, ma lo fanno distribuendo maggiormente le risorse e mantenendo una componente prudenziale. È forse proprio questo l’elemento più significativo: dopo mesi dominati dall’incertezza, il risparmio torna gradualmente a cercare rendimento senza rinunciare alla protezione.


