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Cala la sfiducia degli italiani nell'Europa e nella moneta unica. Dato che emerge da una ricerca Ipsos per la giornata mondiale del Risparmio. Sono il 74%, contro il 69% del 2012, gli italiani insoddisfatti dell'euro. Almeno due su tre, quindi. Molti dubitano ormai anche della sua utilità nel lungo periodo: coloro che sono convinti che essere ancora nell'euro tra 20 anni sarebbe un vantaggio scendono dal 57% al 47%; il 39% pensa che sarebbe uno svantaggio (erano il 28% nel 2012); il 14% non risponde.

Per gli intervistati, la crisi ha toccato il momento più nero per le famiglie, ormai esauste dopo 5 anni di sacrifici e difficoltà. E l'orizzonte di uscita dalla crisi continua ad allontanarsi. A definire assai grave la crisi e' il 91% degli italiani e per 3 su 4 ci vorranno almeno altri 3-4 per tornare a vedere la luce. Per uno su 3 ci vorranno addirittura tra i 5 e i 10 anni per ritrovare i livelli di benessere precedenti. A livello complessivo il 40% degli italiani e' ottimista sul futuro contro un 41% di pessimisti: il saldo negativo di un punto percentuale si confronta con quello positivo di 7 punti percentuali del 2012.

Negli ultimi anni si è assistito a un crescente decremento del numero dei soddisfatti circa la situazione economica personale e il dato del 2013 rappresenta il minimo di tutta la serie storica: solo poco piu' di 2 italiani su 5 rispondono affermativamente (il 42% della popolazione), mentre i restanti 3 su 5 lo sono sempre meno (58%). Tendono a scomparire i 'molto soddisfatti': sono appena il 3%. Nel Sud si trova il minor numero di soddisfatti (31% quasi 1 su 3) con una riduzione di 7 punti rispetto all'anno precedente. Intanto, piu' si accumulano anni di crisi e piu' famiglie vengono colpite: indirettamente le difficolta' sono arrivate nel 40% delle case, in generale per la perdita del lavoro (20%) o per il peggioramento delle condizioni dello stesso (il 15% contro il 9% del 2012), ma c'e' anche chi non viene pagato con regolarita' (3%) e chi ha dovuto cambiare occupazione (4%).

Le famiglie colpite direttamente, ossia nei percettori di reddito del nucleo familiare, sono invece il 30%, con un incremento di 4 punti percentuali rispetto al 2012 (erano il 26%). Sono il 26%, percentuale uguale a quella del 2012, le famiglie che segnalano un serio peggioramento del proprio tenore di vita (erano il 21% nel 2011 e il 18% nel 2010), mentre quasi la meta' degli intervistati (il 47% contro il 46% nel 2012) dichiara di avere difficolta' a mantenere il proprio tenore di vita. Il 25% (come nel 2012) ritiene di mantenerlo con facilita' e solo il 2%, cioe' un italiano su 50, dichiara di aver sperimentato un miglioramento del proprio tenore di vita nel corso degli ultimi dodici mesi: nel 2010 erano il 6%, nel 2011 il 5%, nel 2012 il 3%. A fronte di oltre 40 milioni di italiani che registrano un peggioramento della propria situazione economica circa 1 milione di italiani sta meglio di prima. Tra coloro che si sono trovati in maggiore difficolta' rispetto al passato quest'anno ci sono i lavoratori direttivi (dirigenti, manager, professionisti e imprenditori): il 24% di essi ha subito un peggioramento (era il 20% nel 2012). Il presente appare molto buio e avaro di soddisfazioni: per questo gli italiani puntano ad investire nella qualita' della vita futura (57%) a scapito del presente (39%).

Il numero dei fiduciosi sul miglioramento del proprio futuro è inferiore a quello degli sfiduciati (28% gli sfiduciati, 21% i fiduciosi). Ma soprattutto sono i giovani (18-30 anni) a perdere la carica: tra loro gli ottimisti sono scesi in un anno dal 24% al 4%. Un vistoso ritorno di sfiducia riguarda il Paese nel suo insieme: meno di un italiano su 4 è fiducioso sul futuro dell'Italia (24%), 1 su 2 e' sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarra' inalterata, il 5% non sa cosa pensare. Gli sfiduciati sopravanzano quindi di 23 punti percentuali i fiduciosi, contro gli appena cinque punti di gap del 2012.

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