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Economia
leonardo del vecchio luxottLeonardo Del Vecchio

Luxottica stabile a inizio settimana a Piazza Affari, nonostante sulla stampa tornino a circolare voci di nuove possibili acquisizioni/integrazioni che però non sembrano riscuotere il consenso di analisti e investitori. Se a livello giornalistico tiene banco l’ipotesi di un’aggregazione con la francese Essilor International, leader mondiale delle lenti correttive da vista forte di 418 tra laboratori di prescrizione e centri distributivi in tutto il mondo, la risposta dei mercati (entrambi i titoli trattano stamane circa mezzo punto sotto le rispettive chiusure di venerdì) e degli analisti (che commentano come l’ipotesi abbia alcuni fondamenti razionali, ma vada ipotizzata a medio-lungo termine, dovendosi prima risolvere importanti problemi di governance) sembra indicare come non possa essere il gruppo francese l’obiettivo di Del Vecchio.

Vero è che con una capitalizzazione intorno ai 18 miliardi di euro, a fronte dei circa 24,4 miliardi di capitalizzazione del gruppo italiano, Essilor (che con Luxottica ha già formato fin dal 2010 una joint-venture per i mercati di Australia e Nuova Zelanda) potrebbe dare vita a una fusione “quasi” alla pari, in cui gli italiani resterebbero azionisti principali (nel caso di uno scambio carta contro carta) con circa il 57% del capitale a fronte del 43% in mano ai soci francesi, dando per di più vita ad un creare “campione” mondiale incontrastato nel settore dell’ottica e rendendo più agevole da gestire il passaggio generazionale in Luxottica, ma altri nomi sembrano altrettanto se non più idonei allo scopo, almeno a più breve termine.

Il primo nome suggerito da più di un operatore è l’americana Abercrombie & Fitch, che con poco meno di 3,9 miliardi di dollari di capitalizzazione (circa 3 miliardi di euro) sarebbe un boccone molto più facilmente digeribile e consentirebbe di rafforzare la posizione di Luxottica sull’importante mercato statunitense (dove Abercrombie & Fitch possiede 1.069 negozi, contro i 4.811 punti vendita di Luxottica (che tra gli altri possiede importanti marchi “a stelle e strisce” come Ray Ban, Oakley e Persol). Se però l’acquisizione di Abercrombie & Fitch potesse andare incontro a qualche problema con l’Antitrust Usa (o sbilanciare eccessivamente la presenza geografica del gruppo italiano, che già ora vede oltre i tre quarti dei propri negozi al dettaglio, a livello mondiale, situati in Nord America, da cui proviene il 60% delle vendite al dettaglio annue), il gruppo guidato da Andrea Guerra potrebbe cercare di rafforzarsi in Asia.

A far gola  in particolare è la Cina dove il gruppo italiano è già impegnato in un piano di espansione della propria rete commerciale con la prevista apertura di 500 nuovi punti vendita nel triennio 2011-2014 (in tutta l’Asia-Pacifico Luxottica dispone di 1234 negozi, pari a poco meno del 20% del totale mondiale, 240 dei quali erano già aperti in Cina a fine 2010, ma le vendite rappresentano non più del 13% del totale) e dove a fronte di un mercato molto concentrato nel caso delle lenti a contatto, vi è ancora un’elevata frammentazione per quanto riguarda gli occhiali da vista e da sole, con un ruolo centrale giocato dalle grandi catene distributive.

Alla fine l’ipotesi meno probabile, visto il persistere della crisi, è proprio quella che Luxottica si lanci in un’acquisizione in Europa, mercato che finora conta poco in termini di vendite al dettaglio (il gruppo ha appena 121 negozi nel vecchio continente, pari al 2,5% del totale, che realizzano il 20% del giro d’affari complessivo). In questo caso, al di là di Essilor, il nome circolato fino agli inizi dello scorso anno era quello della francese Alain Afflelou (poco più di 600 milioni di euro di capitalizzazione sull’Euronext, 800 milioni di giro d’affari), ma il controllo di quest’ultima è passato di mano poco meno di 12 mesi or sono con l’acquisizione della quota di maggioranza da parte del fondo di private equity britannico Lion Capital delle quote fino a quel momento in mano ai fondi Bridgepoint e Apax Partners.

Lo stesso Apax Partners ha poi riacquistato, cosa insolita, una quota del 14,1% ai primi di ottobre scorso da Lion Capital e dal fondatore Alain Afflelou (rimasto peraltro ancora socio con una partecipazione di minoranza), operazione che rende improbabile un nuovo passaggio di mano a breve scadenza, salvo nuovi colpi di scena.

Luca Spoldi

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luxotticaborsaessilor
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