The Italian Sea Group, offerte entro lunedì alle 12. Ma i nodi non mancano
Lunedì alle 12 scade il termine per la presentazione delle offerte per il salvataggio di The Italian Sea Group. Nel frattempo sono sorte perplessità tra gli studi legali, anche internazionali, sulle procedure di salvataggio. La domanda è se i commissari giudiziali nominati dal Tribunale di Firenze — Niccolò Abriani, Riccardo Forgheschi e Manuela Olastri — stiano portando all’attenzione della Procura tutti gli eventuali elementi di rilievo che emergono dalla crisi del gruppo.
La domanda riguarda il passato, ma anche il presente, di un gruppo che riunisce marchi della nautica di lusso come Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti e si trova in piena tempesta finanziaria, occupazionale e sindacale. Il 9 ottobre il nuovo consiglio ha confermato Giovanni Costantino amministratore delegato, affidandogli anche l’incarico relativo al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi. Ma proprio la conferma del fondatore al vertice operativo impone una domanda: quali contrappesi concreti garantiscono che il sistema funzioni diversamente da prima?
Costantino ha già presentato una denuncia alla Procura di Massa contro alcuni ex dirigenti. È una versione da accertare. Se il vertice non sapeva, perché non sapeva? Quali informazioni arrivavano agli amministratori, ai sindaci, ai revisori e all’Organismo di vigilanza? Quali verifiche furono compiute?
L’assemblea del 30 settembre ha dato al cda cinque anni per raccogliere fino a 140 milioni di capitale ed emettere strumenti partecipativi per altri 150 milioni. Delibere che non portano denaro in cassa, come neppure la conversione dei crediti. Stipendi, contributi e fornitori, invece, vanno pagati ora.
BDO, la società di revisione, ha dichiarato l’impossibilità di esprimere un giudizio sui bilanci 2025. Il Collegio sindacale, considerate anche le incertezze sulla continuità aziendale, si è astenuto dal proporne l’approvazione. Sono circostanze che dovrebbero far riflettere i Commissari ed esigono risposte sul funzionamento dell’intero sistema di vigilanza, come i sindacati denunciano da anni. I sindacati sono inoltre contrarissimi all’ipotesi che venga smembrato il cantiere di La Spezia che stravolgerebbe l’unicità del gruppo. Chi investirà avrà ragione di chiedere ai commissari chiarezza sulla procedura di vendita.
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