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Economia
Ucraina, Putin non è sordo al denaro sonante

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

Mostrerà pure i suoi muscoli all'Occidente, giocando a fare il duro con i "fratelli" ucraini. Ma dove non potrebbe arrivare la forza della diplomazia, potrebbe invece riuscire il denaro sonante a convincere la Russia ad abbandonare i propri sogni da vecchio impero sovietico. Nella crisi con Kiev e negli attriti con gli Usa e con l'Ue, Putin teme infatti le sanzioni, l'eventualità di un'estromissione dal G8 (con tutte le conseguenze economiche del caso) e il congelamento dei capitali dall'estero che, di per sè, già non sgomitano per cercar fortuna in terra russa.

Che l'economia di Mosca avesse infatti abdicato ormai da un po' al titolo di reginetta del rally del Pil e che l'acronimo Brics, che stava ad indicare le quattro economie dei Paesi emergenti con i più alti tassi di crescita (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), avesse ormai perso molto dello smalto iniziale sono cose note.

La Russia è in serio rallentamento da tempo: il Pil del 2013, visto inizialmente in crescita a quasi il 3,5%, ha fermato invece la sua corsa a fine anno con un modestissimo +1,3% e, per il 2014, le previsioni di ripresa sono già state ridimensionate a gennaio dal Fmi che ha visto un ritocco al ribasso le sue stime dal 3% al 2%. La bassa crescita e la debolezza degli investimenti costituiscono i limiti di un sistema che paga le mancate riforme del Cremlino per migliorare l'ambiente del business. Negligenza che ha finito per scoraggiare non solo gli investitori internazionali, ma anche quelli russi. E così sono già parecchi mesi che i capitali stanno fuggendo, un deflusso che nel 2013 è stato stimato in oltre 80 miliardi di dollari. 

 
piazza rossa russia (6)
 

La crisi ucraina rischia di incidere ulteriormente sui deboli fondamentali di Mosca. Non soltanto per la forte esposizione delle banche russe nei confronti di un'economia sull'orlo del default (con 28 miliardi di dollari, sono le più esposte nei confronti dell'Ucraina, tant'è che lunedì le prime due banche del Paese, Sberbank e Vtb, hanno perso in due oltre il 30% in borsa), ma perché se il deflusso di capitali da Mosca non si fermerà, la banca centrale russa dovrà continuare a pompare dollari sui mercati valutari per difendere il rublo che ha appena toccato il minimo storico rispetto al dollaro e all'euro e alzare i tassi d'interesse per attirare in patria i prestatori di denaro. Una stretta monetaria che però rischia di rallentare ulteriormente una crescita del Pil che già non brilla e che innescherebbe un circolo vizioso. Una trappola della bassa crescita. 

Se a questo poi si aggiunge che persino i fidatissimi oligarghi, a cui Putin negli ultimi mesi ha chiesto di impiegare in madrepatria una fetta consistente dei capitali racchiusi nei forzieri delle banche estere, potrebbero rimanere sordi alle rischieste del Cremlino di fronte a un'escalation delle tensioni con l'Occidente e con le piazze finanziarie di Londra e New York, il patatrak per lo Zar Vladimir sarebbe completo.

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