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Economia
Russia/ Salsecci (Banca Intesa) ad Affari: "Situazione delicata, ma Mosca non rischia il default"

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

"La situazione economica della Russia? E' delicata. Difficile prevedere quando il rublo finirà di deprezzarsi, perché non vi è ancora certezza sul floor del prezzo del petrolio. Detto questo, il Paese non rischia il default". Lo spiega ad Affaritaliani.it Gianluca Salsecci, responsabile International Research della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, intervistato sulla crisi russa. "Il default è un'eventualità poco probabile", dice l'esperto, perché "la Russia è ancora un Paese che ha una forte posizione internazionale, ha riserve, sebbene in calo, di un ammontare importante, ha registrato un miglioramento della bilancia delle partite correnti e ha a disposizione ingenti capitali nei fondi sovrani, soldi che verranno dirottati verso una stabilizzazione finanziaria del Paese", aggiunge.

L'INTERVISTA

I mercati continuano a sfidare la Banca Centrale Russa nonostante le sue manovre di sostegno al rublo. Le riserve non sono infinite. Si complica la situazione dell'istituto guidato da Elvira Nabiullina?
"La situazione dell’economia russa è diventata certamente molto più complessa e la posizione della Banca Centrale Russa più delicata. Detto questo, la necessità di utilizzare le riserve valutarie a fronte di richieste di valuta è venuta meno perché il cambio è libero di fluttuare. Da questo punto di vista quindi l'istituto centrale ha ridotto i rischi valutari, lasciando aumentare la pressione sul cambio. Il quadro però rimane delicato".

Perché?
"Nel frattempo, la situazione economica si è deteriorata. Quasi tutti gli indicatori sono in forte deterioramento. Dall'andamento dei tassi d'interesse a quello del mercato azionario e soprattutto del prezzo del petrolio".

Quando potrebbe arrestarsi la caduta del rublo?
"Difficile dirlo. I driver del tasso di cambio di equilibrio stanno vivendo un momento d'incertezza. Il primo di questi driver è l'andamento del prezzo del petrolio. Non vi certezza sul floor (punto di caduta più basso prima del rimbalzo, ndr) del costo del barile. Si fanno delle ipotesi, ma le aspettative sul prezzo futuro non si sono assestate ancora. Su questo punto entrano in gioco anche altre variabili che sono politiche come le decisioni dell'Opec. Con un recupero nel 2015 del prezzo del petrolio dai livelli attuali il cambio tornerebbe a respirare. Detto questo, anche se il prezzo del petrolio è il principale driver del tasso di cambio non è l'unico. Ci sono anche altre variabili". 
 
A proposito delle altre variabili, in Russia è in atto un recessione innescata dalle sanzioni per la crisi ucraina, congiuntura che potrebbe peggiorare nel medio periodo con un prezzo del petrolio che rimarrà sotto 70 dollari al barile molto a lungo. Poi, ci sono il rischio di un'iperinflazione per la debolezza della moneta e tassi d'interesse in rialzo che metteranno in difficoltà le banche russe, inasprendo ulteriormente la congiuntura. Insomma, l'economia russa è finita in un cul de sac?
"La storia economica anche recente della Russia (si vedano gli eventi che hanno accompagnato la crisi del 2009) insegna che ci sono stati momenti molto difficili, ma che poi però la situazione può riprendersi. E' vero che in questa fase c'è stato un accumularsi di vari fattori negativi di natura economica e non, come l'effetto delle sanzioni per la crisi ucraina e il calo persistente del prezzo del petrolio per barile in seguito alla decisione Opec di non rivedere le quote. Fattori che hanno messo la Russia in una situazione di stress molto forte, più di quanto sia stata quella del 2009. Ma non userei la parola finire". 

Quindi, esiste o meno il pericolo di un default in futuro?
"No, è un'eventualità poco probabile. La Russia è ancora un Paese che ha una forte posizione finanziaria internazionale, detiene riserve di un ammontare importante (stimate intorno ai 360 miliardi di dollari a novembre) seppure in calo recente. La Russia ha inoltre a disposizione ingenti capitali anche nei fondi sovrani, soldi che possono essere impiegati a fini di una stabilizzazione finanziaria. Sarebbe importante che si mettessero in moto tuttavia delle condizioni di recupero di fiducia, che per la maggior parte sono di natura extra-economica, come la soluzione delle tensioni con Kiev e l'Occidente. Ci sono spazi di manovra che lasciano intravedere degli spiragli per l’Occidente per evitare un pericoloso isolamento della Russia”.

Quali possono essere le vie d'uscita di politica economica da parte del Cremlino e della Banca Centrale?
"Il Cremlino potrebbe cercare di ridurre la dipendenza dell'economia russa dal ciclo petrolifero, muovendosi con più determinazione verso una diversificazione produttiva e provare ad allentare le tensioni con l'Occidente, potenziale fornitore di capitali e di tecnologie necessarie ad un nuovo ciclo degli investimenti".

E la Banca Centrale?
"Dovrà fare attenzione all'inflazione e non potrà fare altro che muoversi come sta agendo. Al di là di quella che è la situazione economica attuale, credo sia necessaria un'inversione di tendenza nelle aspettative sul quadro prospettico".

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