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Salini prepara il doppio aumento: 500 milioni per Astaldi e Progetto Italia

Salini sta studiando un doppio aumento di capitale per rilevare Astaldi nell’ambito del più ampio Progetto Italia. In tutto, potrebbe raccogliere 500 milioni

Salini prepara il doppio aumento: 500 milioni per Astaldi e Progetto Italia
pietro salini ape

Resta fissata al 20 maggio la scadenza per capire se Salini Impregilo riuscirà a chiudere il proprio piano per mettere in sicurezza Astaldi nell’ambito del concordato della società e dare così il via a Progetto Italia. L’operazione di consolidamento del settore delle costruzioni punta alla creazione di un gigante che potenzialmente potrebbe arrivare, nel giro di qualche anno, a 15 miliardi di fatturato.

A fare il punto sulla situazione è stato, in occasione dell’assemblea dei soci del gruppo, l’amministratore delegato Pietro Salini, che ha aggiunto un ulteriore tassello a quelli già noti. Se il piano dovesse andare avanti, infatti, oltre all’aumento da 225 milioni già prospettato per entrare in Astaldi con il 65%, ce ne sarà poi uno successivo per la stessa Salini Impregilo.

Sull’entità l’imprenditore non si è sbilanciato, ma secondo indiscrezioni potrebbe valere altri 2-300 milioni. “Cerchiamo di portare avanti un progetto in cui sarà richiesto di fare un aumento di capitale anche su Salini Impregilo”, ha detto il manager, con l’obiettivo di “integrare altre aziende, prendendo rami industriali, amalgamando tutto e creando un gruppo più redditizio“.

“È prematuro dire di quanto si parli: chiaramente le dimensioni di questo aumento di capitale vanno dosate con attenzione per farne un soggetto la cui solidità patrimoniale gli permetta di accedere all’investment grade, ovvero ai capitali in tutto il mondo”, ha aggiunto il manager.

La prima tappa di Progetto Italia riguarda proprio Astaldi: prima di Pasqua c’è stato un incontro con esponenti delle banche più esposte verso il gruppo in concordato, in cui si sono affrontati nuovamente i nodi del piano di Salini, che, oltre all’aumento, prevede una conversione dei crediti in azioni e per cui sarebbe stata chiesta anche nuova finanza.

“Chiaramente in questa situazione di default gli asset di Astaldi a rischio hanno un valore molto diverso da quello di bilancio – ha spiegato Salini durante l’assemblea – per questo si chiede un sacrificio importante agli investitori, ai creditori e alle banche. Bisogna ridurre in maniera significativa il debito di Astaldi per creare, con l’aumento di capitale, un’azienda più forte assieme alla nostra e forse in futuro anche un unico gruppo integrato”.

Per portare a termine la prima operazione serve anche il “contributo di investitori di lungo periodo per l’apporto di una quota di mezzi propri funzionali all’operazione“: il partner dovrebbe essere la Cassa Depositi e Prestiti e sono diversi mesi che le trattative proseguono, ma su questo fronte l’amministratore delegato del gruppo di costruzioni si è limitato a un “no comment” e a dire che si sta “andando avanti”. Con l’eventuale ingresso della Cdp la Salini Costruzioni diluirebbe l’attuale quota di controllo (il 74%).

Dall’imprenditore è anche arrivato un appello al Governo: se da un lato “non c’è una chiamata” all’esecutivo perché intervenga nel consolidamento del settore, dall’altro l’auspicio è che “faccia la sua parte facendo ripartire le opere che sono ferme”, perché c’è “un progetto che ha ricadute importanti sull’economia del Paese e sull’occupazione. Chiunque è al Governo non può fare finta che queste cose non siano importanti”. I soci del gruppo hanno anche approvato il bilancio 2018, che si è chiuso un utile di circa 110 milioni e prevede il pagamento di un dividendo alle sole azioni risparmio.