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Economia
Sanità, le Regioni dichiarano guerra a Renzi. Anche da sinistra: "No ai tagli"

Le Regioni dichiarano guerra al Governo Renzi sui tagli alla Sanità. Per il momento si tratta soltanto di voci, ma l'ingente ammontare di tagli di spesa che Palazzo Chigi deve portare a casa per stendere la legge di Stabilità 2015 fanno pensare che la salute, vece dove si concentrano anche molti sprechi, non verrà risparmiata e che quindi le voci siano fondate. E così, da destra a sinistra, i governatori alzano la voce contro il duo Renzi-Padoan.

Ad aprire le danze è Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, che non usa mezzi termini nel delineare le conseguenze che avrebbero i tagli alla spesa sanitaria di cui si parla con insistenza. E la sua non è una posizione personale, come attestano le durissime dichiarazioni di altri governatori al termine della conferenza delle Regioni e poco prima del vertice Stato-Regioni.  

Dal Pd si leva anche la voce di Pierluigi Bersani: "Il Partito democratico - dice, lasciando subito intendere da che parte sta - non può tradire l'universalismo della sanità pubblica. Non affidiamoci alle voci - avverte tuttavia -, dobbiamo vedere come si chiude quest'anno, quale è la proposta sul Def (il Documento economico e finanziario, ndr). Quando si parla di 16-20 miliardi, bisogna vedere se è sostenibile".

Intanto, risuonano le parole di Chiamparino: "Con il governo abbiamo siglato in agosto un patto d'onore sulla sanità: se si rompe viene meno il rapporto di fiducia e collaborazione. A inizio agosto - aggiunge - abbiamo firmato un patto d'onore col governo con il Patto per la salute che ci ha impegnato, entro il 31 dicembre, a scrivere piani di riordino dei servizi sanitari e ha previsto un fondo da 109 miliardi di euro, con un aumento di circa 2 miliardi e mezzo in più l'anno in più per il 2015 e il 2016 per finanziare il servizio sanitario nazionale. Se si rompe questo patto d'onore si rompe anche il rapporto di fiducia e collaborazione che noi invece vorremmo proseguire". Il presidente della Regione Piemonte rende poi noto di aver scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, chiedendo di mantenere le somme e gli impegni pattuiti e comunica di essersi attivato per un confronto con il governo.

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