Comprare una scheda video di fascia consumer sta diventando un’impresa sempre più costosa, e il listino ufficiale indicato da Nvidia rischia ormai di essere poco più di un riferimento teorico rispetto a quello che si trova davvero sugli scaffali (digitali) dei negozi. Negli Stati Uniti i prezzi mediani delle schede della serie Blackwell venduti su Newegg hanno registrato un nuovo, netto aumento nel mese di agosto, con rincari che in alcuni casi sfiorano il 40% rispetto al mese precedente. Il caso più eclatante riguarda la GeForce RTX 5060 Ti da 16 GB: a luglio si trovava a un prezzo mediano di circa 570 dollari, mentre ad agosto è schizzata a circa 805 dollari, un balzo del 39% in appena quattro settimane.
Curiosamente, la fascia alta del mercato sta assorbendo meglio l’ondata: la RTX 5080 resta ancorata attorno ai 1.500 dollari, mentre la RTX 5090 è salita da 4.300 a circa 4.700 dollari. Al contrario la RTX 5070 Ti non si muove, restando stabile in area 1.100 dollari. Il paragone con il prezzo di lancio resta comunque impietoso: la RTX 5090 debuttò a “soli” 1.999 dollari, oggi vale oltre il doppio.
Non è un episodio isolato. Secondo quanto riportato dal taiwanese Economic Daily, Nvidia avrebbe comunicato ai propri partner un nuovo aumento dei pacchetti che includono GPU e memoria, con percentuali comprese tra il 20 e il 30%: si tratterebbe del terzo intervento in sette mesi, dopo il rialzo del 10-15% di gennaio e quello di maggio, che aveva interessato soprattutto i modelli di fascia alta come la RTX 5090.
Colpa della corsa alla memoria
Dietro l’impennata c’è la stessa causa che sta facendo lievitare i prezzi di RAM e SSD in tutto il comparto informatico: la domanda dei data center dedicati all’intelligenza artificiale ha drenato una quota enorme della capacità produttiva mondiale di memoria, un fenomeno che il settore ha ribattezzato informalmente “RAMageddon”. Il risultato è che i produttori di schede video si trovano a pagare sempre di più i chip di memoria GDDR necessari per assemblare le proprie GPU, e scaricano l’aumento sui rivenditori, che a loro volta lo trasferiscono sui consumatori finali. Il clima tra distributori è di forte nervosismo: alcuni operatori avrebbero già sospeso temporaneamente la vendita di diversi modelli in attesa di capire come si assesteranno i listini nelle prossime settimane.

