Nel giorno della storica scelta sull’indipendenza scozzese l’esito resta estremamente incerto ma gli economisti si stanno interrogando da mesi su quali sarebbero le conseguenze economiche del divorzio di Edimburgo dal Regno Unito. La Scozia potrebbe contare sulla filiera del turismo e dei distillati, ma ci sono rischi per l’inflazione, per la pressione fiscale sui cittadini e per il settore immobiliare. In più, dovrebbe vedersela con l’Inghilterra per la delicata gestione dei proventi dei giacimenti petroliferi nel Mare del Nord
La battuta/ “Edimburgo – Londra incollate con lo Schotch” di Benedetta Cosmi
Nel giorno della storica scelta sull’indipendenza scozzese l’esito resta estremamente incerto ma gli economisti si stanno interrogando da mesi su quali sarebbero le conseguenze economiche del divorzio di Edimburgo dal Regno Unito.
Il nuovo Stato, con una popolazione di 5,3 milioni di abitanti e un’estensione territoriale pari a quella della Repubblica Ceca, potrà sicuramente contare su un sottosuolo ricco di idrocarburi, sulle esportazioni di distillati e su una fiorente industria turistica, mentre è tutto da scrivere il futuro di un settore finanziario oggi grande dieci volte un Pil da 211 miliardi di dollari (circa le stesse dimensioni di economie come il Qatar e la Grecia), con le maggiori banche che valutano di trasferire la sede a Londra nel caso prevalgano i sì.
Ecco tutte le conseguenze economiche connesse con il referendum scozzese
ADDIO ALLA STERLINA – Alex Salmond, il ‘first minister’ indipendentista scozzese, ha assicurato che la Scozia (che gia’ stampa da sola le sue banconote, diverse per grafica e dimensioni da quelle emesse in Inghilterra) potra’ continuare a utilizzare la sterlina anche dopo la secessione, una possibilita’ che, invece, i leader dei principali partiti a Westminster escludono radicalmente. Non manca a Edimburgo chi propone un ingresso nell’euro, sebbene, nel breve periodo, l’ipotesi piu’ facilmente percorribile potrebbe essere l’emissione di una nuova valuta da agganciare all’euro con un cambio fisso (come avviene, ad esempio, con il lev bulgaro) in attesa dell’adesione alla moneta unica.