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SpaceX, quanto vale davvero? La scommessa sull’AI che divide Wall Street

La prima trimestrale batte le attese, ma la spesa per l’AI e i nuovi lock-up alimentano la volatilità del titolo

SpaceX, quanto vale davvero? La scommessa sull’AI che divide Wall Street

Morgan Stanley punta sull’AI, Morningstar valuta i business principali circa 40 dollari per azione

Come va SpaceX in Borsa? Il titolo dopo il collocamento da 75 miliardi di dollari è sceso sotto il valore dell’IPO. Dopo la trimestrale si è ripreso tornando alla quotazione iniziale. Ma quanto vale veramente? Ebbene, il mercato non ha ancora ben deciso quale sia davvero il suo potenziale valore. La forchetta elaborata dai 32 analisti che coprono il titolo è molto varia, anche se il target medio è intorno ai 227 dollari, ossia più del valore attuale intorno ai 135. Ma la forchetta è molto ampia. Il valore più basso indicato si ferma a 62 dollari e quello più alto arriva addirittura a 800. Un divario di oltre dodici volte tra le stime estreme indica che il mercato non ha ancora deciso se abbracciare il gruppo degli ottimisti o quello dei pessimisti. Tra le notizie circolate, la previsione di Morgan Stanley che vedrebbe il titolo a 600 dollari. In realtà, la conferma è di un target price a 300 dollari che potrebbe spingersi fino a 600 se si verificasse una serie di condizioni molto positive. Dai livelli attuali il target ufficiale implica un rialzo di circa il 122%, mentre nello scenario ottimistico sarebbe di oltre il 344%. E porterebbe la capitalizzazione a otto trilioni di dollari, ossia la più grande società quotata al mondo. Lo scenario superfavorevole dipende quasi interamente da una divisione, ossia Cursor, piattaforma di coding basata su intelligenza artificiale che SpaceX ha annunciato in giugno di voler acquisire per 60 miliardi di dollari in azioni. La chiusura dell’operazione è attesa entro il terzo trimestre. Le stime di Morgan Stanley indicano per Cursor ricavi ricorrenti annui pari a 8 miliardi di dollari entro fine anno e circa 33 miliardi entro il 2030. Secondo la banca d’affari, ai prezzi attuali del titolo il mercato attribuisce al business AI del gruppo un valore di appena 12 dollari per azione. E se il titolo valesse 100 dollari il mercato assegnerebbe un valore pari a zero per quella divisione. All’estremo opposto delle valutazioni superfavorevoli di Morgan Stanley si colloca Morningstar, ribassista fin dall’avvio della copertura, che valuta i core business, ossia la società dei razzi e Starlink, circa 40 dollari per azione. Tutto ciò che eccede quella soglia dipende dunque dallo sviluppo del settore AI e dei data center. Lo scenario più favorevole ipotizzato da Morningstar porterebbe il titolo a 154 dollari, ma con una probabilità bassissima: il 7%.

Quanto ai conti reali, la prima trimestrale da società quotata resa nota il 4 agosto ha dato alcune indicazioni, con i ricavi che hanno superato le attese: 7,81 miliardi di dollari contro i 6,83 stimati, con uno scarto del 14,3%. E anche la perdita per azione è risultata inferiore alle previsioni, a 0,09 dollari contro gli 0,23 attesi. Il titolo ha comunque perso il 7% nelle contrattazioni after-hours. La ragione sta nella spesa per l’intelligenza artificiale salita a 15,8 miliardi di dollari, il 20,7% in più rispetto ai 13,09 miliardi stimati da Wall Street. Da sottolineare che il recente collocamento di SpaceX – il debutto sul Nasdaq risale al 12 giugno, con un prezzo fissato a 135 dollari ad azione – fa sì che non ci sia una serie storica su cui costruire un modello affidabile. Il 16 giugno il titolo ha toccato il massimo storico a 225,64 dollari, per poi scendere fino al minimo di 104,83 dollari il 3 agosto, ossia il giorno prima del rilascio dei risultati trimestrali. Da un punto di vista tecnico, il 6 agosto è scaduto il primo periodo di lock-up successivo alla quotazione, rendendo negoziabili oltre 911 milioni di azioni detenute dagli investitori iniziali, ossia un quantitativo superiore ai circa 639 milioni di titoli collocati in offerta. E oltre quattro miliardi di azioni aggiuntive diventeranno disponibili entro fine anno.

Da un punto di vista statistico, c’è un’analisi di Reuters su cinquanta grandi collocamenti statunitensi dal 2010 in poi: ventuno società che hanno rotto il prezzo di emissione entro i primi due mesi hanno poi registrato una crescita mediana del 61%. Le altre hanno raggiunto il 112%. SpaceX rientra nel primo gruppo, avendo perso il livello dei 135 dollari a luglio. Ma lo ha recuperato il 10 agosto. Non c’è dubbio, comunque, che quando un titolo viene valutato 40 dollari, considerando il suo reale perimetro industriale, e 800 nella proiezione più favorevole, significa che il prezzo non riflette l’attività, ma una scommessa sulla probabilità che una divisione in perdita diventi la principale fonte di ricavi.

È una posizione legittima. Ma va riconosciuta per quello che è, e non confusa con la valutazione di un’azienda aerospaziale.

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