Con l’estate riparte il confronto su stabilimenti e concessioni balneari. Secondo SWG, il 74% degli italiani considera i lidi un lusso per pochi e il 69% chiede più spiagge libere.
Gare pubbliche promosse, ma resta il timore per grandi catene e perdita dei gestori locali
L’estate riporta al centro il confronto su stabilimenti balneari, spiagge libere e concessioni. Il giudizio degli italiani è severo: i lidi vengono percepiti sempre più come un servizio caro, non sempre all’altezza dei prezzi richiesti, mentre cresce la richiesta di lasciare più spazio libero e accessibile sul mare. Sulle concessioni, invece, prevale il favore per le gare pubbliche, ma senza cancellare le tutele per chi ha gestito e investito negli stabilimenti per anni. La Direttiva Bolkestein viene vista da molti come un’occasione per aprire il mercato, con il timore però che aumentino i prezzi e che i lidi perdano la loro identità locale.
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Gli stabilimenti balneari finiscono sotto esame alla vigilia dell’estate. Secondo il nuovo Radar SWG, il 74% degli italiani ritiene che andare in uno stabilimento sia diventato un lusso per pochi. La stessa percentuale pensa che il prezzo richiesto non sia giustificato dalla qualità dei servizi offerti.

Il rapporto con il mare resta diviso. Il 35% preferisce la spiaggia libera, il 25% sceglie lo stabilimento, il 28% alterna le due soluzioni a seconda della destinazione o dell’occasione. Il 12% dichiara di non andare al mare.
La richiesta di più spazio pubblico è netta. Il 69% degli italiani pensa che in Italia ci siano troppi stabilimenti e che vadano ridotti per lasciare più spiagge libere accessibili a tutti. Nel Sud e nelle Isole il dato sale al 75%. Sempre nel Sud e nelle Isole, il 78% ritiene che i prezzi non siano giustificati dalla qualità dei servizi.
Le pratiche più comuni negli stabilimenti non vengono giudicate tutte allo stesso modo. I prezzi variabili in base al periodo o alla posizione dell’ombrellone sono considerati giusti o accettabili dal 67% degli intervistati. La prenotazione obbligatoria con largo anticipo per i posti migliori arriva al 59% tra chi la considera giusta o accettabile.

Cambia tutto sulle regole più restrittive. Il divieto di portare cibo e bevande dall’esterno è giudicato sbagliato dal 75%. Stessa quota per l’occupazione della battigia con lettini e attrezzature, che impedisce il libero accesso al mare. L’obbligo di consumare una spesa minima al bar o al ristorante viene bocciato dal 78%.
Il capitolo concessioni è conosciuto dalla grande maggioranza degli italiani. L’83% dichiara di aver sentito parlare della questione delle concessioni balneari e delle gare pubbliche per assegnarle. Solo il 24% dice di conoscere bene la questione, mentre il 59% ne ha sentito parlare ma non conosce i dettagli. Il 17% non ne sa nulla.

Sulle gare periodiche e aperte prevale il consenso. Il 72% ritiene giusto che le concessioni vengano assegnate attraverso gare pubbliche. Il 71% pensa che lo Stato dovrebbe incassare di più da concessioni che oggi costano pochissimo ai gestori. Il favore per l’apertura del mercato convive però con una cautela: il 56% teme che le gare possano favorire grandi catene a discapito dei gestori locali storici.
La tutela degli operatori esistenti divide. Il 48% pensa che i gestori storici che hanno investito nel proprio stabilimento meritino una corsia preferenziale. Tra i frequentatori degli stabilimenti la quota sale al 55%.
[INSERIRE QUI GRAFICO 4 – pagina 16: effetti attesi delle gare pubbliche per le concessioni balneari]

Sugli effetti della Direttiva Bolkestein, il 51% degli italiani prevede solo benefici. Il 33% indica più opportunità per nuovi operatori, il 31% una maggiore varietà dell’offerta, il 22% persino una diminuzione dei prezzi. Il 27% teme invece un aumento dei prezzi, quota che sale al 39% tra i frequentatori degli stabilimenti.
Il 21% cita la possibile perdita dell’identità locale dei lidi, il 19% si aspetta un miglioramento della qualità dei servizi, il 13% un peggioramento. Per il 22% le gare porteranno sia benefici sia svantaggi, mentre il 27% vede solo svantaggi. Gli italiani chiedono più mercato e più spiagge libere, ma non vogliono consegnare i lidi a un modello indistinto e più caro.

