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Economia

Tra clausole di salvaguardia e tagli di spesa previsti dalla legge di stabilità, "anche l'impulso del bonus può essere vanificato se considerato non non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, ma come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale". Lo scrive la Corte dei Conti parlando dello stesso rischio anche per il taglio Irap.

Nel rapporto "Le prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità", inviato oggi al Parlamento, la Corte parte dagli scenari positivi a livello internazionale: il calo del prezzo del petrolio, il Quantitative easing della Bce e la spinta alle esportazioni legata all'indebolimento dell'euro. Tutti elementi che, insieme alla nuova flessibilità Ue, potranno giocare a favore del governo. "Ma tali luci si accompagnano a non marginali ombre", ammoniscono i giudici contabili. "Se, anche per la flessibilità che deriva dai nuovi orientamenti della Commissione si è fatto meno forte e percepibile il pericolo di un inasprimento delle misure assunte, la mancanza di un quadro definito degli assetti che potrà assumere la gestione pubblica contribuisce a generare disorientamento".

"Il ridisegno delle strutture di governo, la ridefinizione di competenze e lo stesso futuro di quote significative degli apparati pubblici, oggetto di numerosi programmi di intervento in questi anni, sono ancora in attesa di una completa attuazione", ricorda ancora la Corte che torna a mettere nel mirino la "sostenibilità delle prestazioni pubbliche", che è "soggetta a rilevanti incertezze e differenze territoriali". A ciò si aggiunga "il timore che da tagli ripetuti di risorse derivino peggioramenti nella qualità dei servizi o aumenti delle imposte destinate al loro finanziamento, con un conseguente peggioramento delle aspettative di famiglie e imprese". Infine, "non può non destare preoccupazione il continuo rinvio al futuro di ulteriori tagli di spesa al momento sostituiti da clausole di salvaguardia. Gli importi sono di tutto rilievo: raggiungono i 16 miliardi nel 2016, per oltrepassare i 23 miliardi nel 2017. E ciò senza contare che le disposizioni introdotte con la legge di stabilità prevedono un aumento dei "tagli" alla spesa di ulteriori 3 miliardi a partire dal 2016". A fronte di ciò, "anche l'impulso del bonus può essere vanificato se considerato non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, bensì come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale, posposto nel tempo, ma già annunciato. Uguali considerazioni - conclude la Corte - possono essere fatte per la decontribuzione o per la riduzione della base imponibile Irap".

"L'effettiva realizzazione di risparmi consistenti appare un traguardo molto difficile" perché le categorie di spesa "realisticamente aggredibili" sono limitate e sono già state oggetto di "ripetuti interventi di contenimento negli ultimi anni" sottolineano i giudici contabili parlando della spending review prevista dalla legge di stabilità. Che osservano inoltre come per ridurre la pressione fiscale è "condizione ineludibile" mettere in discussione il perimetro dell'intervento pubblico. Anche per "evitare un utilizzo forzato del fisco per garantire la copertura dei livelli di spesa ricorrendo a significative prenotazioni di gettito futuro e ad entrate incerte quali quelle legate alla lotta all'evasione".

Prospettive internazionali e interne molto più favorevoli "aprono alla politica economica spazi di intervento inattesi". E così la legge di stabilità "può trovare condizioni di realizzabilità più solide". Lo scrive la Corte dei Conti, citando in particolare, in un Rapporto sulla finanza pubblica dopo la legge di stabilità, il calo del petrolio, il deprezzamento dell'euro e il QE Bce. "Solo una rapida attuazione delle riforme - prosegue - può ora consentire di recuperare condizioni di certezza di operatori e imprese nel rapporto con la p.a.".

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