Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Stipendi reali in Italia, brutte notizie: ecco quanto potere d’acquisto è stato perso

Stipendi reali in Italia, brutte notizie: ecco quanto potere d’acquisto è stato perso

Le retribuzioni crescono, ma non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto perso con l’aumento dei prezzi

Stipendi reali in Italia, brutte notizie: ecco quanto potere d’acquisto è stato perso
busta paga

Le retribuzioni italiane stanno tornando a crescere più dell’inflazione, ma il recupero non ha ancora compensato la perdita accumulata durante l’impennata dei prezzi del 2022 e del 2023.

L’Istat prevede per il 2026 un aumento medio delle retribuzioni pro capite del 2,4%. La crescita rallenta e riduce la velocità con cui i lavoratori possono recuperare il potere d’acquisto perduto.

Stipendi reali Italia: quanto hanno perso gli stipendi reali

Lo stipendio reale misura quante merci e quanti servizi possono essere acquistati con la retribuzione. Può quindi diminuire anche quando la somma indicata in busta paga aumenta, se nello stesso periodo i prezzi crescono più rapidamente.

L’inflazione registrata tra il 2022 e il 2023 ha eroso una parte consistente del valore delle retribuzioni. Energia, alimentari, carburanti e costi dell’abitazione hanno inciso in modo particolare sulle famiglie con redditi medio-bassi, che destinano a queste voci una quota maggiore delle proprie entrate.

Il recupero avviato con i rinnovi contrattuali non è uniforme. Chi lavora in un settore che ha aggiornato rapidamente le tabelle salariali ha ricevuto aumenti prima degli altri. Nei comparti con contratti scaduti per lunghi periodi, gli adeguamenti sono arrivati quando buona parte dell’aumento dei prezzi era già stata assorbita dalle famiglie.

Il Rapporto annuale Istat aveva rilevato un miglioramento dei salari reali nel 2024, dopo la forte perdita prodotta dall’inflazione.

Stipendi reali Italia: perché gli aumenti in busta paga non bastano

Un aumento nominale non riporta automaticamente il lavoratore alla capacità di spesa precedente. Il confronto deve essere effettuato con il livello complessivo dei prezzi, non soltanto con l’inflazione registrata nell’ultimo mese.

Quando l’inflazione rallenta, i prezzi smettono di crescere con la stessa velocità, ma non tornano ai livelli di partenza. Una famiglia continua quindi a pagare molti beni più di quanto li pagasse prima della fiammata inflazionistica.

Leggi anche: Stipendi reali in calo, quanto perderanno gli italiani nel 2026 (spoiler: molto)

Gli aumenti contrattuali possono essere assorbiti anche da imposte, contributi e crescita delle spese obbligatorie. Affitto, mutuo, bollette e trasporti riducono il reddito disponibile, soprattutto nelle città con un costo dell’abitazione elevato.

I lavoratori con una retribuzione bassa avvertono maggiormente l’effetto perché hanno meno possibilità di ridurre o rinviare le spese essenziali. Anche poche decine di euro in più per alimenti ed energia possono cancellare l’aumento netto ricevuto in busta paga.

Stipendi reali Italia: quanto cresceranno le retribuzioni nel 2026

L’Istat prevede per il 2026 una crescita media delle retribuzioni pro capite del 2,4%, in leggera decelerazione. Secondo l’Istituto, questa dinamica riduce i margini di recupero del potere d’acquisto perso nel biennio 2022-2023.

Il risultato effettivo dipenderà dall’inflazione, dai rinnovi dei contratti nazionali e dall’andamento dell’occupazione. Una crescita salariale superiore all’aumento dei prezzi permette un recupero reale. Se i due valori restano molto vicini, la capacità di spesa migliora lentamente.

Leggi anche: Inps, la pensione si allontana ancora: ecco quando si lascia il lavoro e quanto vale lo stipendio medio

Conta anche la composizione dell’occupazione. La creazione di nuovi posti di lavoro non garantisce una crescita delle retribuzioni medie quando l’aumento si concentra nei comparti meno pagati, nei contratti a tempo ridotto o nelle attività stagionali.

Per capire se il proprio stipendio sta recuperando valore è utile confrontare la retribuzione netta con le spese sostenute negli anni precedenti. Il dato medio nazionale descrive l’andamento generale, ma non coincide necessariamente con la situazione di ogni famiglia.

CLICCA QUI PER ALTRE NOTIZIE DI ECONOMIA