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Stretto di Hormuz bloccato, voli a rischio? “Niente allarmismi, ma ecco che cosa cambierà per chi viaggia quest’estate e come salvare le vacanze”

Prezzi raddoppiati e rotte tagliate: ad Affaritaliani l’analisi dell’economista Andrea Giuricin

Stretto di Hormuz bloccato, voli a rischio? “Niente allarmismi, ma ecco che cosa cambierà per chi viaggia quest’estate e come salvare le vacanze”
Aumento prezzi aerei

Stretto di Hormuz, è crisi jet fuel? Giuricin: “Voli più cari e rotte tagliate, ecco che cosa succederà in estate”

Mentre il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz continua a tenere sotto scacco le catene di approvvigionamento globali e le scorte europee di carburante iniziano a mostrare i primi segni di sofferenza, il mercato del trasporto aereo entra in una fase di estrema incertezza, sospesa tra il rischio di paralisi operativa e l’impennata dei costi energetici. 

Le dinamiche in atto — tra la cancellazione preventiva di migliaia di voli, il collasso di storiche compagnie low-cost e la necessità di un coordinamento europeo senza precedenti — sollevano interrogativi cruciali: siamo di fronte a una crisi strutturale irreversibile o esiste ancora il margine per evitare un’escalation dei prezzi e dei disagi? E per chi partirà quest’estate, cosa cambierà davvero? Cosa ci dobbiamo aspettare?

A fare chiarezza è Andrea Giuricin, economista dei trasporti, che ad Affaritaliani analizza la profondità dell’emergenza e le sue possibili evoluzioni: “In questo momento ancora non siamo in una crisi strutturale del jet fuel, ma serve sangue freddo. Il consiglio è di continuare a prenotare i propri voli, magari avendo l’accortezza di scegliere hotel con cancellazione gratuita: in questo modo, nel peggiore dei casi, il biglietto aereo viene rimborsato e non si perdono i soldi del soggiorno”.

Professore Giuricin, con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e le scorte europee in calo, siamo già dentro una crisi strutturale del cherosene o c’è ancora spazio per evitare un’escalation? E soprattutto: il peggio deve ancora arrivare?

“In questo momento non siamo ancora in una crisi strutturale del jet fuel. L’escalation si può evitare, ma serve assolutamente sangue freddo. È necessario un coordinamento a livello europeo: potrebbero verificarsi problemi puntuali in alcuni Paesi o in determinati scali, ma con una gestione comunitaria efficiente non si arriverà a una crisi strutturale. Non è solo la mia opinione: lo ha ricordato lo stesso Commissario ai Trasporti e al Turismo, Tzitzikostas, sottolineando proprio l’importanza di questo aspetto”.

Con il cherosene sopra i 1.500 dollari a tonnellata, quanto pagheranno davvero i passeggeri questa crisi? Ci dobbiamo aspettare un’estate con voli molto più cari o aumenti contenuti?

“Il tema principale, dunque, non è tanto lo shortage — la mancanza fisica di carburante — quanto il prezzo. Siamo intorno ai 1.500 dollari per tonnellata metrica, mentre prima della guerra eravamo a circa 750 dollari. Parliamo di un raddoppio netto. Considerando che il carburante può incidere fino al 40% sui costi complessivi di un vettore, è evidente che per le compagnie aeree gestire un simile rincaro sia estremamente difficile.

Cosa dobbiamo aspettarci? È molto probabile un aumento dei prezzi dei biglietti, ma quantificarlo non è semplice perché dipenderà dalla tenuta della domanda. Se la domanda non sarà elevata, le compagnie non riusciranno a scaricare interamente i costi sui passeggeri e i prezzi non saliranno così tanto. Quello che invece stiamo già vedendo è la cancellazione dei voli: non per una questione di emergenza immediata, ma perché le tratte meno profittevoli vengono chiuse in anticipo. Un segnale chiaro arriva dagli Stati Uniti, che paradossalmente non ricevono carburante dal Golfo: una grande compagnia come Spirit Airlines, che nel 2024 trasportava oltre 40 milioni di passeggeri, ha chiuso i battenti. Come vado ripetendo da tempo, le compagnie più deboli sono quelle che rischiano seriamente di rimanere a terra”.

Le compagnie stanno già cancellando voli e preparando piani di emergenza: per chi partirà quest’estate, cosa cambierà davvero? Meno voli disponibili, tratte tagliate o disagi diffusi negli aeroporti?

“Le compagnie stanno già cancellando voli perché, come dicevo, esiste un tema di sostenibilità economica: le tratte che non ha più senso operare vengono tagliate. In linea di massima queste revisioni dei network avvengono con anticipo; alle compagnie non conviene cancellare all’ultimo momento, perché altrimenti, oltre al rimborso del biglietto che è sempre dovuto, dovrebbero pagare anche gli indennizzi previsti per i passeggeri.

Quindi, i vettori stanno già rimodulando i voli, ma bisogna contestualizzare i numeri: quando sentiamo parlare, ad esempio, dei 20.000 voli tagliati da Lufthansa per il periodo estivo, parliamo comunque dell’1% della loro operatività totale. È un numero ancora limitato. La situazione potrebbe peggiorare? Sì, ma dipenderà dall’evoluzione del prezzo del carburante e dalla durata della crisi. I disagi ci potrebbero essere, ma a mio parere resterebbero circoscritti, poiché se le cancellazioni sono preventive i passeggeri hanno modo di riorganizzarsi.

Chiaramente, se si dovesse arrivare a uno shortage reale di jet fuel lo scenario cambierebbe, ma oggi non siamo in quella situazione. Bisogna tenere alta l’attenzione, il momento è estremamente delicato e serve coordinamento europeo, ma senza fare allarmismi. Il consiglio è di continuare a prenotare i propri voli, magari avendo l’accortezza di scegliere hotel con cancellazione gratuita: in questo modo, nel peggiore dei casi, il biglietto aereo viene rimborsato e non si perdono i soldi del soggiorno”.

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