Il tunnel sottomarino nello Stretto di Messina? La Borsa ha già valutato positivamente il newsflow su Webuild, il colosso italiano delle costruzioni fondato da Pietro Salini che, con Fincantieri e Italferr, ha appena portato a termine la ricostruzione del viadotto sul Polcevera e che, in quanto aggiudicatario nel 2005 – tramite l’allora Impregilo – dell’appalto sul Ponte sullo Stretto di Messina attraverso il consorzio Eurolink (con Condotte e Cmc), secondo i rumors potrebbe essere il costruttore dell’opera avvenieristica annunciata ieri alla “Piazza” di Affaritaliani.it dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

L’amministratore delegato di WeBuild Pietro Salini
“Dobbiamo prima realizzare l’alta velocità di rete in tutta la Calabria e poi in Sicilia, ma dobbiamo porci il problema di questo collegamento (con la Sicilia, ndr). Ci sono miracoli di ingegneria, ne abbiamo realizzato uno a Genova. E’ un ponte bellissimo. Sullo Stretto, dobbiamo pensare a un altro miracolo di ingegneria. Una struttura ecosostenibile, leggera, che tuteli l’ambiente, anche sottomarina. Perché no, tutte le ipotesi sono aperte”, ha spiegato ieri in Puglia Conte.
A Piazza Affari, le azioni del gruppo che può contare al momento su un portafoglio ordini di 33,9 miliardi di euro (14° nella classifica dei costruttori europei) chiudono la giornata a 1,10 euro portando a casa un guadagno del 2,52%, sovraperformando un Footsie-Mib positivo dello 0,69%, ma durante la seduta ha toccato un massimo intraday a 1,109 con un rialzo di oltre tre punti percentuali. “Il titolo Webuild, che è sceso molto nelle ultime due settimane da 1,4 euro fino a 1,09 euro, ha sicuramente beneficiato delle dichiarazioni del premier sull’esecuzione di nuovi lavori pubblici che sono fra i principali catalyst del prezzo nell’investment case. Un prezzo che oggi risente anche dell’avvio dei lavori del primo lotto dell’alta velocità Verona-Padova”, spiega ad Affaritaliani.it un analista di un broker che per policy societaria preferisce non essere citato.

Il premier Giuseppe Conte e il direttore di Affaritaliani.it Angelo Perrino
“Certo – aggiunge poi l’esperto – c’è da dire che siamo in Italia e del ponte di Messina se ne parla da anni. Quindi non darei subito gran peso a questa dichiarazione, ma sicuramente qualche investitore può aver preso fiducia”. Stretto di Messina Spa, la società pubblica che doveva occuparsi della realizzazione del Ponte e controllata dall’Anas (all’81,8% con la partecipazione anche di FS e delle Regioni Calabria e Sicilia) è stata costituita nel lontano 1981 e messa in liquidazione (richiesta della Corte dei Conti del 2016 ancora senza esecuzione) dopo oltre 30 anni dopo la decisione del 2013 del governo Monti di non realizzare più, per ragioni di sostenibilità finanziaria, il collegamento.
Un’opera spesso sinonimo di spreco senza fine di soldi pubblici, costata, fra tra assunzioni, consulenze, mantenimento di sedi distaccate, gettoni agli amministratori e progettazioni riviste di anno in anno, alle casse dello Stato già un miliardo di euro. Conto da aggiungere al costo originario del progetto di quasi 6 miliardi, cui si sommano 4 miliardi di opere compensative richieste dai territorio.
L’infrastruttura è tornata ora nel dibattito pubblico, sulla spinta agli investimenti data dalle prospettive del Recovery Fund europeo, preziose risorse comunitarie che, grazie alla partecipazione di Bruxelles, consentirebbero di superare le incognite del project financing che hanno sempre frenato l’avvio dei lavori dell’infrastruttura. Fonti del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture fanno sapere nel primo pomeriggio che sul tunnel fra la Calabria e la Sicilia è in corso un’analisi tecnica, attraverso una struttura ad hoc, di una proposta progettuale ricevuta dal Mit. Fatto confermato più tardi anche dalla titolare Paola De Micheli.
“Abbiamo avuto una proposta da parte di un gruppo di ingegneri che ci ha sottoposto questa ipotesi del tunnel sottomarino al posto del ponte sullo Stretto di Messina. Presenteremo la nostra proposta in sede di Recovery Fund”, ha spiegato infatti la ministra Dem.
Il progetto del tunnel era stato presentato a metà giugno 2017 dall’ingegnere Giovanni Saccà, quando a guidare il ministero c’era Graziano Del Rio, che indicò come l’ipotesi del ponte non fosse la “principale” tra quelle da considerare per l’attraversamento dello Stretto di Messina. Un progetto, la cui opera che potrebbe rientrare nel Corridoio Comunitario Berlino–Palermo (oggi Helsinki La Valletta) e che, riscuote consensi non solo nella maggioranza (oltre a Italia Viva che ha sempre caldeggiato il collegamento delle due sponde, sono a favore sia Dario Franceschini sia Luigi Di Maio e il predecessore della De Micheli al Mit Delrio), ma anche fra i governatori di centrodestra (nonostante l’opposizione nazionale) della Sicilia e della Calabria, Nello Musumeci e Jole Santelli. Da registrare le perplessità dei geologi per un sistema di faglie in loco, già responsabili del terremoto del 1908.
Secondo le stime degli industriali siciliani e calabresi l’apertura del cantiere produrrebbe un aumento dell’occupazione (diretta e indotto) di circa 100 mila posti l’anno. Un contributo importante a quel mega-piano di rilancio che Conte sta disegnando per mettere a frutto gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia e in cui “le infrastrutture, per tutto il Sud e la Sicilia” rivestiranno una parte importante.
@andreadeugeni

