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Economia
Sulla stampa nuovo caso Brunetta. Il Re della Bresaola Pini vittima delle fake
Il Re della Bresaola Pini sotto attacco dalle fake news? Parrebbe proprio di sì. Ieri alcuni giornali tra cui Il Corriere della Sera e Milano Finanza hanno riportato un'agenzia di stampa dell'Ansa nella quale riprendendo un articolo uscito su un sito locale di Reggio Emilia che riprendeva un articolo uscito su un sito ungherese venivano riportate informazioni legate ad un indagine in corso in Ungheria nei confronti di Piero Pini, capostipite della dinastia imprenditoriale sondrina.
 
La Pini Holding di proprietà del figlio  Roberto  è in cordata con Amco, nella partita per conquistare l'azienda reggiana di Salumi Ferrarini. Come spiega il più importante media on line del mondo alimentare Alimentando "La notizia parte da Reggio Report il 29 gennaio. Il titolo è tutto un programma: “Affaire Ferrarini, sul ‘re’ Piero Pini l’ombra di una cauzione di 22 milioni di euro. Maxi-inchiesta per frode fiscale in Polonia e Ungheria. Nella notizia si legge: “L’imprenditore valtellinese Piero Pini, il re della bresaola che in cordata con la finanziaria di Stato Amco contende il Gruppo Ferrarini di Reggio Emilia a alla cordata Bonterre sostenuta da Unicredit e Banca Intesa, ha pagato una cauzione di 100 milioni di zlotyits polacchi – equivalenti a 22 milioni di euro – per il caso di frode fiscale che lo coinvolge in Polonia e su cui ha aperto da tempo un procedimento la procura regionale di Lodz”."
 
"Una bella bomba, lanciata da un sito polacco- scrive il sito diretto da Angelo Frigerio- e ripresa pari pari da Reggio Report. Ansa la scova e la rilancia negli stessi termini. Subito ripresa dal Corriere della Sera con un titolo ad effetto: “L’inchiesta per frode. Pini paga cauzione in Polonia”. "Piccolo problema: la notizia- come scrive Frigerio- è vecchia e si riferisce a fatti successi nel 2016 che, stranamente, sono stati ripresi oggi. "E l'Ansa già in giornata se ne accorge mentre non se ne accorgono i quotidiani che il giorno dopo riportano solo la prima agenzia. L'agenzia di stampa rettifica alle 21 la notizia di mercoledì intervistando Roberto Pini che dichiara: "La cauzione per l'indagine aperta in Polonia è stata pagata tra il 2016 e i primi mesi del 2017. L'indagine è ancora in corso e non è ancora arrivata al primo grado di giudizio e lì mio padre conta di dimostrare la sua innocenza e l'estraneità dai fatti".
 
"Apprendiamo - aggiunge Pini - con stupore e sconcerto che media ungheresi e italiani rilanciano come nuove notizie che risalgono ad anni fa. C'è qualcuno che vuole avvelenare i pozzi per intaccare la nostra credibilità e non lo permetteremo. Voglio ribadire che la Pini Holding non ha alcun legame con le società in Polonia e Ungheria e che è leader di mercato a livello europeo e tra i principali player a livello globale con oltre un miliardo di fatturato, di cui il 50 per cento sviluppato in Italia, e oltre due mila dipendenti nel mondo".
 
"La vicenda- conclude Frigerio- ricorda un po’ quanto accaduto di recente al neo ministro Renato Brunetta al quale è stata attribuita una intervista, che ha creato subito un acceso dibattito politico nel Governo Draghi, con affermazioni sullo smart working pronunciate nel luglio 2020, in un contesto totalmente diverso da quello attuale". La cosa che lascia doppiamente perplessi è che l'Ansa aveva rettificato, sempre ieri, alle 21.
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