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Economia
Lavoro e Sud, Svimez boccia il governo


La manovra Irap, la decontribuzione degli oneri sociali e il Jobs Act non basteranno a rilanciare la domanda di lavoro. Soprattutto al Sud. Occorrerebbe invece ridurre l'onere tributario sul capitale sul modello tedesco, destinare maggiori incentivi fiscali agli investimenti privati e, soprattutto, rilanciare una politica economica di investimenti pubblici. E' quanto emerge dallo studio sugli effetti dell'Irap dei professori Gaetano Stornaiuolo e Salvatore Villani, di prossima pubblicazione sulla Rassegna Economica del Mezzogiorno della Svimez. Secondo lo studio, negli anni 2011-2014 le manovre di modifica dell'Irap hanno ridotto il costo del lavoro al Centro-Nord di 2.592 euro, al Sud di 2.263. E nel 2005 la minore efficacia delle misure fiscali si aggrava con una riduzione del costo del lavoro di 8.362 euro al Centro-Nord e di 8.144 al Sud. Rispetto a un lavoratore assunto a tempo indeterminato al Centro-Nord negli ultimi quattro anni, quello del Sud costa circa 550 euro in più. Sud che viene privato di 3,5 miliardi di euro prelevati dal Piano di Azione e Coesione per finanziare gli sgravi contributivi anche ad aziende del Centro-Nord.
 
Vediamo con ordine.
A fronte di una retribuzione lorda media di 30.137 euro nel Centro-Nord e di 25.488 euro nel Mezzogiorno, dal 2011 al 2014 il costo del lavoro per le imprese al lordo Irap è sceso in entrambe le ripartizioni, ma con andamenti differenti e penalizzanti per il Sud. Nel 2011 nel Centro-Nord il costo azienda di un lavoratore medio ammontava a 42.865 euro, con un cuneo fiscale di 12.728 euro; tre anni dopo, nel 2014, a fronte della stessa retribuzione lorda media, il costo del lavoro di un nuovo assunto a tempo indeterminato è stato pari a 40.273 euro e il cuneo fiscale è sceso a 10.136 euro. Costo del lavoro e cuneo fiscale sono quindi diminuiti di 2.592 euro.

Dinamica simile al Sud, ma con riduzioni complessive minori rispetto a quelle ottenute dalle imprese del Centro-Nord: nel 2011 il costo azienda di un lavoratore medio ammontava a 36.198 euro, con un cuneo fiscale di 10.710 euro; tre anni dopo, nel 2014, a fronte della stessa retribuzione lorda media, il costo del lavoro per i nuovi assunti è diventato pari a 33.935 euro, e il cuneo fiscale è sceso a 8.447 euro. Rispetto ai 2.592 euro del Centro-Nord, al Sud la riduzione del costo del lavoro e del cuneo fiscale è stata di 2.263 euro, cioè 329 euro in meno.

Nel 2015 costo del lavoro e cuneo fiscale ridotti di 8.362 al Centro-Nord, 8.144 al Sud.
Per ogni nuovo lavoratore assunto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2015 l'ultima Legge di Stabilità ha previsto un ulteriore abbattimento del costo del lavoro e del cuneo fiscale: 8.362 euro al Centro-Nord e 8.144 euro per le imprese del Mezzogiorno, con una differenza, penalizzante per il Sud, di 218 euro. I vantaggi fiscali Irap per le imprese (cioè la riduzione dell'Irap determinata dalle agevolazioni fiscali) seguono lo stesso andamento del costo del lavoro e del cuneo fiscale. Nel 2011 nel Mezzogiorno il vantaggio fiscale medio è stato pari a 425 euro per azienda, oltre il doppio del Centro-Nord (179 euro). Negli anni successivi le deduzioni crescono in entrambe le ripartizioni, riducendo il distacco: nel 2014 la deduzione media Irap per le imprese del Sud è di 1.151 euro, 928 euro al Centro-Nord. Nel 2015, il sorpasso: il Sud si ferma a 1.192 euro, il Centro-Nord sale a 1.245.
Rispetto quindi ai provvedimenti degli anni 2012 e 2013, che contenevano vantaggi Irap per le aree più deboli, le agevolazioni fiscali contenute nelle ultime leggi di stabilità del 2014 e del 2015 penalizzano le imprese del Sud: a parità di lavoratore da assumere a tempo indeterminato, per un imprenditore diventa più conveniente farlo al Centro-Nord piuttosto che al Sud.

Le novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015.
Per quanto riguarda l'eliminazione dell'Irap sul costo del lavoro, secondo gli autori dello studio, al di là delle buone intenzioni di migliorare la competitività delle la misura porterà beneficio in gran parte alle imprese del Centro-Nord. Il minore effetto positivo nel 2015 delle manovre a favore delle imprese del Mezzogiorno è dovuto, oltre che alla eliminazione di misure agevolative differenziate, anche al dettato previsto nella normativa (introdotta nel 2014) che vincola la possibilità di usufruire delle deduzioni solo quando l'entità complessiva delle misure agevolative (quella degli anni precedenti insieme alle nuove misure) non superino il costo del lavoro al lordo degli oneri sociali. L'analisi delle deduzioni e agevolazioni introdotte negli anni mostra, dunque, che gran parte delle nuove deduzioni non possono essere richieste dalle imprese del Mezzogiorno a causa del limite imposto alla cumulabilità delle misure territoriali agevolative. E discriminare gli imprenditori a seconda del territorio nell'accesso a misure di deduzione fiscale, secondo gli autori della ricerca Svimez, non può incentivare la domanda di lavoro e aiutare, anche attraverso la politica fiscale, lo sviluppo industriale delle aree più arretrate.
Anche la decontribuzione di gran parte degli oneri sociali, di fatto penalizza il Sud. In base infatti alle leggi precedenti in vigore (407/90 e 92/2012) un'impresa meridionale in media poteva accedere a 11.363 euro di sgravi cumulati Inps-Inail, contro i 7.073 euro della stessa impresa nel Centro-Nord. Stabilendo invece il limite massimo di sgravi per azienda su tutto il territorio nazionale a 8.060 euro, il Centro-Nord ottiene circa 1.000 euro in più, mentre il Sud ne perde in media 3.300.
E non è tutto. Secondo lo studio, se è vero che la Legge di Stabilità 2015 stabilisce l'obbligo di finanziare la decontribuzione degli oneri sociali delle aziende italiane con i fondi europei assegnati e non impegnati dalle Regioni del Sud al 30 settembre 2014, vengono drenate a quest'area ingenti risorse, pari complessivamente a 3,5 miliardi di euro (3 miliardi negli anni 2015-2017, 500 milioni nel 2018).

Le proposte.
Secondo lo studio Svimez, occorrerebbe ridurre l'onere tributario sul capitale, incentivare gli investimenti privati nel Sud e attuare politiche di investimenti pubblici. In questa situazione, si legge nel documento, è molto probabile che la manovra sull'Irap, la decontribuzione degli oneri sociali e il Jobs Act, pur determinando una riduzione del costo del lavoro e del cuneo fiscale, non basteranno da soli ad aumentare automaticamente gli investimenti privati e a rilanciare la domanda di lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno. Per raggiungere tali obiettivi occorrerebbe ridurre l'onere tributario sul capitale sul modello della politica tributaria tedesca; non a caso dal 2000 al 2012 l'aliquota implicita sul capitale in Germania è diminuita del 4,7%, mentre in Italia è aumentata del 9,4%. Inoltre, occorrerebbe una manovra fiscale più ampia di incentivi agli investimenti privati, ad esempio riducendo l'onere fiscale sul capitale e sugli investimenti, soprattutto al Sud, sul modello dell'Ace.

Eduardo Cagnazzi

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