Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Swatch voleva comprarsi Audemars Piguet? Il clamoroso retroscena sulla nuova colab

Swatch voleva comprarsi Audemars Piguet? Il clamoroso retroscena sulla nuova colab

Il retroscena sull’operazione Swatch-Audemars Piguet. Ecco com’è nato davvero il “Royal Pop”

Swatch voleva comprarsi Audemars Piguet? Il clamoroso retroscena sulla nuova colab

Swatch voleva comprarsi Audemars Piguet? Il retroscena di Affaritaliani sull0’operazione

Code lunghissime, polizia chiamata a gestire la ressa e negozi costretti a chiudere prima dell’orario da Tokyo a Milano. Questo il risultato del lancio della “colab” tra Swatch e Audemars Piguet, avvenuto il 16 maggio 2026, costruita attorno a un orologio da tasca in Bioceramic venduto a circa 400 euro.

Dietro l’operazione, però, ci sarebbe dell’altro. Secondo alcune indiscrezioni Swatch avrebbe provato ad acquisire Audemars Piguet, incassando un no dalla maison di Le Brassus, che a quel punto avrebbe rilanciato proponendo proprio una collaborazione.

LEGGI ANCHE: Unicredit-Commerz: è il mercato, bellezza. E su Generali…

La risposta del pubblico è stata contrastante. Per qualche giorno il “Royal Pop”, questo il nome scelto per il modello in questione, è sembrato un nuovo MoonSwatch, l’orologio che tra il 2022 e il 2023 vendette circa tre milioni di pezzi. Guardando il mercato secondario, infatti, i prezzi sono schizzati: alcune colorazioni hanno toccato migliaia di euro nelle prime ore, con sovrapprezzi oltre il 200% sulla piattaforma di resell StockX con addirittura un cofanetto completo da otto pezzi arrivato in vendita, stando ad alcune segnalazioni, intorno ai 12.000 euro.

Poi la bolla si è rapidamente sgonfiata. Nel giro di 24-48 ore le quotazioni dei modelli più ambiti sono crollate fino al 72%, fermandosi poco sopra il prezzo di listino. A pesare sono state la delusione di chi si aspettava un orologio da polso e, soprattutto, la comunicazione di Swatch, che ha chiarito come la Royal Pop non sia un’edizione limitata e resterà sugli scaffali per mesi.

Chi aveva scommesso sulla scarsa disponibilità si è insomma ritrovato a competere con chiunque potesse entrare in negozio due settimane più tardi. C’è già chi lo chiama “il Labubu degli orologi“.

Per Swatch, comunque, l’operazione è prima di tutto una questione di sopravvivenza. Il gruppo arriva da un utile operativo più che dimezzato nell’ultimo esercizio, dopo un calo di circa il 75% nel 2024, con il fondo attivista Greenwood Investors che preme sul consiglio di amministrazione. Il titolo ha reagito a strappi: spinte in fase di attesa, ma anche cali nelle sedute segnate dalla delusione per il formato da tasca. Comunque, nel momento in cui è stato scritto questo articolo, in Borsa Swatch è in positivo di oltre il 20% negli ultimi 30 giorni.

Per Audemars Piguet il conto è diverso. La maison non ha bisogno di volumi, perché vive di produzioni limitate e liste d’attesa. Quello che porta a casa è l’accesso a un pubblico nuovo e molto più giovane — gli stessi che fanno la fila per sneaker e collezionabili, e che difficilmente potrebbero permettersi un Royal Oak da decine di migliaia di euro in giovane età — senza intaccare il marchio principale, visto che a essere reinterpretato è un oggetto volutamente diverso dal Royal Oak da polso.

Resta da capire se, smaltita l’isteria, il Royal Pop avrà la tenuta culturale del MoonSwatch o la vita breve di una moda passeggera. Solo il tempo ce lo saprà dire.