Non dovrà essere facile per l’ossuto cancelliere Merz accettare quello che sta succedendo in queste ore sul suolo teutonico: Unicredit, il nemico additato come predatore, sta salendo oltre il 50% di Commerzbank e ormai la valanga sembrerebbe essere partita senza possibilità che si fermi. Un bene? Un male? Si vedrà. Quello che sicuramente andava evitato a ogni costo era l’ennesima intromissione di uno Stato europeo in una dinamica tipicamente di mercato. Missione compiuta, per ora. Unicredit ormai è lanciatissima, vale oltre 110 miliardi di euro in Borsa (quintuplicato il valore durante la gestione di Andrea Orcel).
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Bene, e ora? Naturale pensare che l’aggregazione con Commerzbank debba rappresentare una bella stelletta da apporre sul petto di un banchiere che però, se vuole presentarsi all’assemblea del prossimo anno da trionfatore, deve trovare un’altra sponda. Che ha le sembianze di un leone alato. L’abbiamo già scritto nei giorni scorsi e torniamo a farlo: la scelta di LMDV di comprare le quote dei due fratelli ricorrendo a un finanziamento da 11 miliardi dando in pegno tutta l’argenteria di casa difficilmente manterrà lo status quo.
Gli almeno 400 milioni di euro all’anno solo di interessi rappresentano un bell’ostacolo da superare e non è da escludere che a un certo punto si decida di trovare una soluzione che accontenti tutti. Sapendo che Francesco Milleri, il grande architetto della stagione delle partecipazioni di Delfin, potrebbe anche decidere di lasciare una volta risolta la querelle sull’eredità e sulla sua fetta (dal controvalore di quasi 400 milioni). E per la holding della famiglia Del Vecchio potrebbe aprirsi una nuova stagione, in cui Generali e Mediobanca, ma anche Siena e Bpm, non sarebbero più così tanto strategiche.
E allora, se la fusione tra Unicredit e Banco Bpm è ormai definitivamente saltata, se perfino Giancarlo Giorgetti ormai spinge – grazie ai buoni uffici con i francesi di Crédit Agricole – per la creazione di un terzo polo di Piazza Meda con Mps, allora sembra naturale che Unicredit guardi a un’operazione con Generali ancora tutta da strutturare. Piazza Gae Aulenti ha la dimensione per poter immaginare perfino un’integrazione con il Leone alato. Ma certo, è tutto da vedere e tutto da costruire.
Chiosa finale su Siena. In questi giorni dovrebbe risolversi l’anomalia di un consiglio di amministrazione monco senza due consiglieri di “minoranza”. Una volta integrati i due nomi, si partirà poi con l’operazione di integrazione e delisting di Mediobanca. Altro tassello della partita di Luigi Lovaglio, con le incognite dell’inchiesta di Milano e delle crescenti tensioni con Francesco Gaetano Caltagirone il quale è ormai in rotta di collisione con il banchiere lucano. Ma non è persona da accettare di essere contraddetto o sconfitto. Si vedrà nei prossimi mesi.

