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Economia
"Tagliare le tasse sul lavoro e...". Su Affari le controproposte del Pd

"Il merito non è certo del governo, bensì degli italiani che subiscono una manovra correttiva nascosta da 8 miliardi di euro". Con queste parole il responsabile economico del Partito Democratico, Antonio Misiani, intervistato da Affaritaliani.it, commenta l'accordo tra Roma e Bruxelles che evita la procedura di infrazione al nostro Paese. "Ricordo che rimangono aperti tutti i nodi per il 2020. Non solo non sanno dove trovare i soldi per la flat tax che Salvini continua ad annunciare, ma non hanno nemmeno idea di come recuperare i 23 miliardi che servono per stoppare l'aumento dell'Iva", spiega il senatore del Pd. "Si tratta a tutti gli effetti di una manovra correttiva che non hanno il coraggio di chiamare così. Ci sono tagli di spesa per 1,8 miliardi, tagli a reddito di cittadinanza e a quota 100 per 1,5 mld e maggiori entrate tributarie per 2,9 mld".

Misiani spiega poi che cosa fare il Pd se fosse al governo. "Piano choc di lotta all'evasione e revisione delle agevolazioni fiscali per tagliare drasticamente le tasse sul lavoro e aumentare le buste paga dei lavoratori. E poi concentrare i soldi non spesi per gli investimenti per metterli sullo sviluppo sostenibile e la lotta al cambiamento climatico", afferma il responsabile economico dem.
 

ANTONIO MISIANI (RESPONSABILE ECONOMICO DEL PD) SMONTA PUNTO PER PUNTO L'AZIONE DEL GOVERNO M5S-LEGA

Se l’Italia eviterà la procedura di infrazione europea, sarà una buona cosa per il nostro Paese.

Arriveremo però a questo esito con la stessa sceneggiata a cui avevamo assistito in autunno: proclami propagandistici, parole grosse contro l’eurocrazia di Bruxelles, “tireremo dritto” e “non arretreremo di un millimetro”. Per poi scendere a molto più miti consigli, accettando di negoziare con le istituzioni europee.

È accaduto a dicembre 2018 (quando la manovra di bilancio venne bruscamente ridimensionata sull’altare dell’accordo con la Commissione UE).Sta accadendo anche adesso, con l’approvazione nel Consiglio dei ministri di ieri di una manovra correttiva da 7,6 miliardi che abbassa il deficit 2019 dal 2,4% previsto dal DEF al 2% (anzi, al 2,04%: come nel gioco dell’oca, si torna alla casella di partenza...).

Ovviamente nessuno la chiama così, ma di manovra si tratta. E che manovra! Vale lo 0,4% del PIL, oltre il doppio di quella che fece il governo Gentiloni ad aprile 2017 (3,5 miliardi).

Gli interventi più importanti sono:a) tagli per 1,8 miliardi netti (2 miliardi congelati dalla legge di bilancio + 1 miliardo di ulteriori tagli, mentre ci sono 1,2 miliardi di maggiori spese per salvare dalla mannaia il fondo sviluppo e coesione, il fondo per il trasporto pubblico, il bonus 18enni e altre voci minori)b) maggiori entrate tributarie per 2,9 miliardi: sono il frutto della fatturazione elettronica (introdotta dal governo a guida PD, Lega e 5 Stelle avevano provato a bloccarla ma adesso che funziona se ne fanno vanto...) e di operazioni anti evasione (Gucci e altre)c) altre maggiori entrate per 3,3 miliardi tra dividendi (Bankitalia, Cassa depositi e prestiti) e entrate contributived) minori spese per quota 100 e reddito di cittadinanza: sono 1,5 miliardi. Il “tesoretto” che Di Maio prima delle elezioni voleva dare alle famiglie e che adesso è finito alla riduzione del deficit.

È una correzione importante, insomma: non certo in linea con la narrativa “muscolare” contro l’Europa tanto cara a Salvini e Di Maio. I due vicepremier, vista la mala parata, hanno perciò scelto di darsela a gambe evitando di metterci la faccia. Al consiglio dei ministri Di Maio non si è proprio fatto vedere: era impegnato in una diretta Facebook.. Salvini, dal canto suo, è andato via prima del tempo.

Tutto bene quel che finisce bene, dunque?Mica tanto.Abbiamo forse conquistato una tregua, ma i nodi critici rimangono tutti aperti.Al di là dei toni trionfalistici del governo, la congiuntura economica rimane debolissima e la manovra per il 2020 è una enorme incognita. Bisogna trovare 23 miliardi per stoppare l’aumento IVA, altri 5-10 miliardi per le “politiche invariate”, per non parlare dei soldi necessari per la Flat Tax (altri 10-15 miliardi, a spanne).Nessuno sa dove queste risorse verranno recuperate. A un anno dall’insediamento del governo Conte, la lotta all’evasione rimane una chimera (indebolita dai 17 condoni di vario genere varati in questi mesi) e la spending review è stata completamente abbandonata (salvo l’affidamento pochi giorni fa di una apposita delega ai due viceministri all’economia Castelli e Garavaglia, peraltro revocata poco tempo dopo...).

Sopratutto, nessuno dalle parti del governo ha in testa nemmeno lo straccio di una strategia per tirare fuori l’Italia dalla stagnazione.Sarebbe necessario tagliare le tasse sul lavoro, spingere gli investimenti pubblici (a partire da quelli per l’ambiente) e incentivare quelli privati, trovare più risorse per la scuola e la sanità, affrontare di petto le crisi aziendali e rilanciare una vera politica industriale.Di tutto questo, non c’è neanche l’ombra.Siamo fermi agli slogan.Ma con gli slogan l’Italia non va da nessuna parte.

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