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Economia
Individuate le talpe al Ministero dell'Economia. Perquisizioni della Gdf

Addio alle bozze dei documenti riservati del Ministero dell'Economia che circolano sugli organi di stampa prima del varo definitivo. Dal Mef scatta il pugno di ferro contro la fuga di notizie. Tre funzionari infatti sono indagati per rivelazione e divulgazione di segreto d’ufficio. I finanzieri del Nucleo speciale frodi tecnologiche si sono presentati ieri al Ministero con tre decreti di perquisizione per incastrare la talpa che nell’ottobre scorso aveva allungato a organi d’informazione la bozza riservata del Documento di economia e finanza (Def) firmata dall’allora ministro Fabrizio Saccomanni (governo Letta). Indiscrezioni che avevano provocato la pubblica irritazione del predecessore di Pier Carlo Padoan.

Dopo che Saccomanni decise allora di rivolgersi alla Procura di Roma, sono scattate le indagini che hanno portato all'individuazione di funzionari non in posizioni apicali. Dalle verifiche preliminari della Guardia di finanza era emerso che quei documenti originali, seppure non definitivi, relativi al Def erano partiti dagli indirizzi di posta elettronica dei funzionari ora sotto inchiesta. Due settimane fa, la seconda denuncia, questa volta del capo di gabinetto dell’attuale ministro dell’Economia contro la diffusione di bozze del Def e di provvedimenti in corso di elaborazione da parte del governo Renzi. Questo secondo troncone d’inchiesta è appena iniziato e le Fiamme gialle sono a lavoro per individuare gli autori della divulgazione che potrebbero essere soggetti diversi dai tre indagati e perquisiti ieri.

Era da tempo che al ministero dell’Economia il problema della persistente fuga di notizie su documenti interni, ma anche sui movimenti del ministro, era finito all’attenzione dei vertici di via XX Settembre. In un primo momento, l’allora ministro Saccomanni aveva cercato di porvi rimedio richiamando i dirigenti, i funzionari e tutti i lavoratori del dicastero alla massima fedeltà, perché esiste un obbligo di questo tipo che riguarda tutti i dipendenti pubblici, ma anche perché c’è un codice etico del ministero dell’Economia che vincola chi vi lavora. Ma la moral suasion di Saccomanni non deve essere bastata, così come non è servita a dissuadere gli informatori una serie di accortezze utilizzate per limitare il passaggio dei documenti attraverso gli uffici o per rendere le copie riconoscibili attraverso codici.

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