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Economia
Tango bond, buone notizie per circa 50mila risparmiatori italiani
Il termine per ripagare il suo debito è scaduto. Era stato fissato per il 30 giugno. Ma l'Argentina ha in realtà ancora 30 giorni per evitare il default. Per evitare di ripetere, 13 anni dopo, il fallimento record da 100 miliardi di dollari che la mise in ginocchio, devastando la sua economia. Ancora un mese di tempo, dunque.
 Un mese nel corso del quale Buenos Aires deve trovare un accordo con tutti i suoi creditori: non solo quelli che hanno accettato il concambio proposto nel piano di ristrutturazione del debito, ma anche con gli hedge fund americani che lo hanno rifiutato. L'auspicio di tutti è che parta immediatamente un negoziato vero. Ma la strada per evitare la bancarotta resta in salita. Con gli Usa è infatti in corso un vero e proprio braccio di ferro dagli esiti incerti.

Dopo la decisione della Corte Suprema Americana, che ha intimato all’Argentina di pagare 1,5 miliardi di dollari a favore di quei fondi (NML Capital, Aurelio e Blue Angel) che non hanno aderito alla ristrutturazione, potrebbero giungere buone notizie per circa 50mila risparmiatori italiani che nel 2005 e nel 2010 hanno rifiutato le pesantissime condizioni imposte da Buenos Aires, non accettando la perdita prevista del 70% del capitale investito.

Per il principio del pari passu (clausola contenuta nella documentazione originale del bond), i creditori devono essere trattati allo stesso modo, quindi ogni volta che viene pagata una cedola a coloro che hanno accettato i nuovi bond, devono essere pagati anche coloro che non hanno accettato la ristrutturazione per l’ammontare pattuito dal bond originario, ovvero il totale visto che il titolo è scaduto.

Sembra essersi aperto uno spiraglio per una trattativa anche se ci sono molte questioni da affrontare -  commenta Barbara Giani, analista di JCI Capital Ltd -. La prima e più importante riguarda l’eventualità che altri creditori, che non hanno aderito alla ristrutturazione, possano pretendere il rimborso completo, come il fondo NML. I numeri a questo punto sarebbero molto diversi: onorare la sentenza comporterebbe infatti l’esborso di una cifra di soli 1,5 miliardi di dollari, importo molto contenuto rispetto ai 28-30 miliardi di dollari delle riserve attuali. Ma secondo il Ministro dell’Economia Axel Kicillof, se anche gli altri creditori pretendessero il pagamento, i numeri salirebbero velocemente fino a 15 miliardi di dollari rendendo impensabile e impraticabile la via del rimborso totale e immediato”.

Un importante punto non chiarito – prosegue Giani – riguarda la cosiddetta clausola RUFO (Rights Upon Future Offers, ovvero i Diritti sulle offerte future) che scade il 31 dicembre 2014 e che Buenos Aires teme che si possa ritorcere contro qualora accordasse ai creditori “ribelli” il pagamento totale dei bonds: a questo punto tutti i creditori che hanno accettato la precedente ristrutturazione potrebbero legittimamente pretendere gli stessi diritti, ovvero il pagamento in toto, vanificando di fatto la ristrutturazione del debito operata dal Paese sudamericano e provocando un nuovo default.

Secondo il fondo NML, questo argomento portato avanti da Buenos Aires è solo una provocazione: a loro avviso la clausola Rufo varrebbe solo se l’Argentina proponesse volontariamente condizioni migliorative ad alcuni dei suoi creditori. Ma in questo caso sarebbe solo onorata una sentenza imposta da un tribunale e quindi nessun altro creditore ristrutturato potrebbe vantare alcun diritto”.

“Come si vede la matassa è ben aggrovigliata, nonostante il tempo scorra velocemente – continua Giani – La soluzione migliore sarebbe forse quella dell’apertura di un negoziato, con un versamento parziale ed una “sospensione” della scadenza: è un compromesso di cui facciamo però fatica a vedere i termini. I risparmiatori italiani “ribelli”, che stanno portando avanti la propria causa presso l’ICSID, potrebbero avvantaggiarsi della sentenza favorevole emessa dalla Corte Suprema di New York, grazie al precedente creatosi, ma quelli che in precedenza hanno aderito alla ristrutturazione potrebbero anche rimanere danneggiati. Qualora infatti l’Argentina venisse oltremodo costretta a pagare tutto e subito, potrebbero delinearsi i presupposti di un ulteriore default sul debito già ristrutturato, ipotesi quest’ultima che la premier Fernandez ha per ora categoricamente smentito”.

“Se guardiamo agli indicatori di mercato, Cds, rendimenti dei Bonds in Usd e listino azionario – conclude Giani -, gli investitori non paiono particolarmente preoccupati. Tutti questi indicatori infatti segnalano al momento un ritorno alla quiete dopo l’iniziale grande volatilità verificatasi dopo la sentenza. Nei prossimi giorni potrebbero dunque esserci novità importanti sia in merito all’udienza in corso a Washington e  relativa alla specifico “ricorso” in essere da parte dei 50mila italiani che non hanno aderito al concambio, sia in relazione allo sviluppo dell’eventuale negoziato tra Argentina e fondi avvoltoi. Mentre i risparmiatori “ribelli” premono per vedere riconosciuti i propri diritti, gli altri potrebbero rimanere danneggiati dalla vittoria dei primi.Non ci resta dunque che attendere pochi giorni o settimane per vedere chi resterà senza sedia, quando la musica terminerà”.

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