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Economia
Russo ad Affaritaliani.it: "I No Tap? Pochi e emotivi. Nessun danno ambientale"

Di Rosamaria Freda

Un gasdotto che connette l’Italia, precisamente la Puglia, alla Grecia attraverso l’Albania permettendo l’afflusso di gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio (Azerbaigian) e, potenzialmente, del Medio Oriente.

Ecco che cosa è in poche parole il gasdotto Trans-Adriatico, meglio conosciuto con l’acronimo di Tap, Trans adriatic pipeline, ovvero l’azienda che firmerà l’opera che ha appena ricevuto il via libera dal ministero dell’Ambiente e che servirà a trasportare verso l'Europa fino a 20 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno. Ma non tutti sono d’accordo con la realizzazione di questo progetto che costituirà il collegamento più diretto alle nuove risorse di gas dell’area del Mar Caspio. Alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, Sinistra ecologia e libertà, il Movimento 5 Stelle e gli ambientalisti del movimento “No Tap” osteggiano l’opera ritenendola dannosa per l’ambiente e per l’economia (prettamente turistica) della zona.

Per capire meglio di cosa si tratti e perché questa infrastruttura possa essere definita strategicamente vantaggiosa per il nostro Paese, Affaritaliani.it ha intervistato Giampaolo Russo, l’amministratore delegato per l’Italia della Tap.

Dottor Russo ci spiega meglio che cosa è il gasdotto Tap?
"Il gasdotto è la parte terminale di un ampio progetto chiamato Corridoio Meridionale del Gas che attraversando la Turchia, la Grecia, l’Albania e il Mar Adriatico arriverà in Puglia, a San Foca, nel Comune di Melendugno (Lecce). Il Tap, in particolare, è un progetto che nasce alla frontiera greco-turca e si estende per 870 chilometri terminando in Puglia. La sua valenza strategica è basata sul fatto che rappresenta una rotta nuova per l’Italia e per l’Europa per il gas proveniente dal Mar Caspio".

La sua costruzione potrebbe dunque slegare l’Europa dall’attuale dipendenza dal gas russo?
"L’opera offre un’alternativa al gas proveniente dalla Russia e quindi contribuisce – nel diversificare le fonti di approvvigionamento – ad aumentare la sicurezza energetica del Paese e dell’Europa".

I movimenti “No Tap” sostengono che le tubazioni del gas finirebbero per deturpare le spiagge e i fondali marini di San Foca. Quanto saranno lunghi i tubi?
"Il progetto prevede la costruzione di una porzione a terra di 8 chilometri di tubi che dalla spiaggia di San Foca condurrà il gasdotto nel terminale di ricezione a Melendugno. Sia il gasdotto che il terminale non rappresentano in alcun modo un impianto industriale. A mare verranno usate tecniche costruttive – come il micro tunneling – tali da non interferire minimamente né con le spiagge né con gli habitat protetti di Posidonia. Tutto questo ci consente di affermare con certezza che il progetto non causerà alcun danno all’ambiente".

Ma perché è stata scelta questa porzione di territorio italiano per costruire il gasdotto? Esistono alternative?
"La Tap è presente in Puglia da poco meno di 10 anni nei quali ha ampiamente analizzato le possibili alternative di approdo, tendo conto del fatto che il gasdotto parte dall’Albania. Anche il parere della commissione Via ha dato ampio risalto all’analisi delle possibili alternative indicando alla fine la zona di San Foca come miglior sito possibile per caratteristiche tecniche, ambientali e paesaggistiche".

Alcune istituzioni locali, i Sel e il Movimento 5 Stelle sono contro il gasdotto Tap. Perché?
"La protesta in atto non ha motivazioni di carattere ambientale, ma soltanto emotivo ed è legata in molti casi alla mancata volontà di leggere i documenti messi a punto sul progetto sia da Tap che dalle autorità che l’hanno esaminato. La sensazione è che si tenti di veicolare l’immagine di una forte mobilitazione della popolazione che mai noi abbiamo riscontrato nel corso delle diverse attività ed incontri sul territorio".

Quali saranno i vantaggi per le popolazioni dei territori coinvolti? Ci sarebbero ricadute positive sull’occupazione? Il turismo potrebbe risentirne?
"Sono tre le categorie di interventi legati alla costruzione del gasdotto in Puglia che Tap intende portare avanti. La prima riguarda il settore occupazionale: una ricerca indipendente messa a punto da Nomisma Energia (nel 2012) mostra come durante il periodo di costruzione del gasdotto in Puglia Tap impiegherà direttamente 150 persone (tra part-time e full-time) e parteciperà indirettamente alla creazione di 640 posti di lavoro. Nella fase operativa il gasdotto darà occupazione stabile a Melendugno per una trentina di persone. Secondo l’indagine gli effetti positivi sull’occupazione che deriveranno dalla costruzione dell’opera dureranno in quelle zone per almeno 50 anni. La seconda tipologia di interventi attiene alla valutazione di tutti i danni che gli operatori economici del territorio potranno avere a causa del progetto. Ne sono stati già interessati, ad esempio i pescatori locali che sono stati indennizzati per le limitazioni alla navigazione durante le fasi dei sondaggi a mare. Tale meccanismo è potenzialmente  aperto a qualsiasi tipologia di operatore economico (turistico, agricolo, etc.). Queste misure offrono una garanzia estremamente ampia anche a coloro che possono pensare che Tap in qualche modo danneggi o possa danneggiare in futuro l’economia del territorio. La terza tipologia di interventi riguarda la disponibilità più volte espressa di investimenti a sostegno dello sviluppo di settori trainanti dell’economia locale attraverso sia fondi erogati direttamente che “bond etici” dedicati allo sviluppo di forme di occupazione giovanile".

La Tap ha sponsorizzato alcune iniziative nelle zone del Salento coinvolte nella costruzione del gasdotto. Si è trattato di una strategia per allentare la tensione ed evidenziare l’attenzione dell’azienda verso il territorio?
"Tap ha promosso attività di sponsorizzazione diretta a eventi caratterizzanti la cultura e la tradizione salentina al pari di quanto fatto ogni anno da operatori economici privati. Ci sono stati diversi casi in cui la politica locale e il movimento “No Tap” hanno ritenuto che queste operazioni mirassero all’acquisizione del consenso dei cittadini. Noi non crediamo assolutamente che l’intelligenza dei salentini li possa condurre a sostenere o meno un progetto solo sulla base di una presenza su materiale pubblicitario o per la sponsorizzazione di qualche evento locale".

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha firmato il decreto di compatibilità ambientale del progetto. La decisione è stata dunque presa o esiste ancora una possibilità che si torni indietro?
"Il progetto si farà. Non esiste alcuna possibilità che si torni indietro".

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