
Il tapering scatta a settembre. Le indicazioni della Fed sono state contrastanti, ma il presidente della Federal Reserve di Dallas, Richard Fisher, è certo: “La riduzione del piano di acquisto bond dovrebbe iniziare il mese prossimo, salvo la pubblicazione di dati macroeconomici negativi”.
Anche le banche si aspettano una frenata, da 85 a 70 miliardi di dollari al mese. La flessione sarà progressiva e, a dicembre, dovrebbe toccare i 55 miliardi di dollari. Un indizio che questa possa essere questa la strada scelta arriva, indirettamente, dallo stesso Ben Bernanke. Il numero uno della Fed, come Mario Draghi, ha preferito disertare l’incontro di Jackson Hole. In passato, proprio il summit statunitense era stato teatro di annunci. Ma i tempi sono cambiati e, in vista del tapering, Bernanke preferisce il silenzio. Il momento giusto per confermare il rallentamento del programma di acquisti potrebbe a questo punto essere la riunione della Fed del 17 e 18 settembre.
I mercati, però, vivono di attese: e così la sola prospettiva del tapering sta già facendo sentire i suoi effetti, soprattutto sui Paesi emergenti. Gli Stati asiatici stanno vedendo fuggire verso l’estero i capitali, con inevitabili conseguenze sulle valute. Il caso più eclatante è stato quello della Rupia, salita al di sopra dei 65 dollari. Un indebolimento che avrebbe convinto le autorità indiane, secondo gli analisti, a intervenire per rafforzare una moneta in picchiata.
L’effetto farfalla generato dalla Fed ha costretto all’intervento anche il governo indonesiano. Il ministro delle Finanze di Giacarta, Chatib Basri, ha assicurato “misure necessarie per far fronte all’impatto delle turbolenze globali”. I listini asiatici continuano a soffrire. Hong Kong ha ceduto lo 0,15% e Shanghai lo 0,47%. La pressione è tale che il ministro delle Finanze di Singapore, Tharman Shanmugaratnam, ha provato a rassicurare i meracati: “Il ritiro degli stimoli all’economia Usa non sarà una cosa negativa per l’Asia”. Una dichiarazione controcorrente rispetto al flusso dei capitali internazionali, che stanno migrando verso ovest.
“Non è nell’interesse di nessuno – aggiunge il ministro di Singapore – incluse le economie emergenti, che i tassi bassissimi continuino all’infinito. Tassi molto bassi o negativi significano inevitabilmente una ricerca di rendimenti e l’aumento degli squilibri finanziari in Asia”.
