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Alla fine, hanno scelto il male minore. Un target  fissato, in realtà, dai rispettivi bilanci, perché se si fosse adottata la soluzione più drastica (ma più aderente alla realtà e migliore in ottica di rilancio) e cioè svalutare la quota Telecom portandola a 1 euro per azione invece che a 1,2 euro, Mediobanca avrebbe pregiudicato l'utile del semestre e Generali costretta a rivedere la politica di pay-out. Scelte, di questi tempi, da evitare.

E così le tre big italiane, Generali, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo, che fanno parte di Telco, la scatola finanziaria che controlla con il 22,4% Telecom Italia, rispettivamente con il 30,58%, l'11,62% e un altro 11,62%, hanno deciso di procedere a un ulteriore taglio del valore di carico della partecipazione nel colosso telefonico portandolo dall'1,5 euro al valore più alto della forchetta della svalutazione: 1,2 euro, limitando così l'impatto contabile dell'operazione. Una decisione che doveva essere presa visto che a Piazza Affari al momento il titolo Telecom Italia vale 0,6215 euro, esattamente la metà.

generali

Facendo due conti, la perdita per Telco è di 920 milioni di euro (818 milioni di euro il rosso complessivo nel semestre ad orrobre 2012), pari a circa 100 milioni ciascuna per i soci Mediobanca e Intesa-Sanpaolo, circa 300 milioni per Generali e 400 milioni per Telefonica, il colosso europeo delle telecomunicazioni che ha in pancia il 46,18% della holding, ma con una categoria speciali di azioni che ne limita il margine di manovra nella governance.

Se si fosse optato per la scelta più drastica, il conto per Telco e per i tre soci forti tricolori sarebbe stato ovviamente più salato: circa 1,5 miliardi di euro. Una perdita che avrebbe avuto un impatto di circa 175 milioni di euro a testa per Intesa e Mediobanca e di 450 milioni per il Leone di Trieste. Quasi 700 milioni per gli spagnoli.  

Insomma, l'avventura finanziaria in Telecom sta costando sempre più cara ad Alberto Nagel, a Mario Greco e a Tommaso Cucchiani da quando, a fine 2007, Telco è subentrata nel controllo all'Olimpia di Marco Tronchetti Provera, con Mr Pirelli che fece un autentico affare, riuscendo a strappare agli altri soci del salotto finanziario tricolore ben 2,75 euro per azione quando il titolo viaggiava sul mercato poco sopra la soglia dei 2 euro.

 

mediobanca

Un valore che è stato ritoccato (con altrettanti minusvalenze) più volte: a fine 2008 da 2,75 euro a 2,69 euro, a dicembre 2009 da 2,69 a 2,2 euro (1,4 miliardi di svalutazione complessiva), anno in cui fu anche abbattuto il capitale e azzerate le riserve per 1,26 miliardi (per compensare perdite pari a 1,66 miliardi). A luglio 2011 da 2,2 a 1,8 euro (altri 1,2 miliardi di svalutazione complessiva) e a maggio 2012 da 1,8 a 1,5 euro (svalutazione da altri 900 milioni). Un investimento che è costato 8,1 miliardi e che ora vale, ai corsi di Borsa, circa 1,9 miliardi (3,604 miliardi ai 1,2 euro per azione contabilizzati). Il tutto, dopo aver ricapitalizzato la scatola finanziaria per ulteriori 600 milioni di euro, più l'emissione di un prestito obbligazionario da 1,75 miliardi sottoscritto sempre dagli stessi soci in proporzione alle quote. Un bagno di sangue, con il presidente di Telecom Franco Bernabè che quest'anno ha pure ridotto il dividendo per aumentare il parco investimenti: a Telco arriveranno poco più di 60 milioni di euro. Una somma sufficiente a pagare soltanto gli oneri finanziari sulle linee di credito.  

 

 


 

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