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Per ora sono solo “colloqui preliminari” e molti addetti ai lavori attendono che si trasformino in qualcosa di più concreto e soprattutto di vedere la reazione dell’Antitrust, che potrebbe aver qualcosa da ridire sull’ipotesi di una fusione tra il leader del mercato della telefonia mobile in Italia, Telecom Italia Mobile (Tim), e uno dei suoi concorrenti, 3 Italia (controllata dal gruppo cinesi Hutchinson Whampoa e quarto operatore mobile italiano). Ma intanto gli analisti sono già al lavoro per cercare di capire cosa potrebbe nascere dalla fusione tra Telecom Italia e H3G.

L’operazione è valutabile sotto due profili, quello finanziario e quello industriale. Quanto al primo, dato il debito che grava sull’ex monopolista telefonico italiano (l’indebitamento netto rettificato era pari a fine 2012 a 28,274 miliardi di euro, con una scadenza media di 7,13 anni e costo medio del 5,4%) e dato che 3 Italia ha a sua volta un debito attorno ai 4 miliardi di euro (e perdite pregresse per 6 miliardi), un’offerta in contanti è esclusa.

A questo punto molto se non tutto dipende sia dalla valutazione che Hutchinson Whampoa chiederà per 3 Italia (negli scorsi giorni si è parlato di 1,5-2 miliardi di enterprise value, cifra cui si sommerebbero attorno ai 2 miliardi di euro di crediti fiscali per una valutazione complessiva indicata da Deutsche Bank in circa 4,3 miliardi) sia da quanto sarà disponibile a “pagare” i titoli Telecom Italia che le venissero girati in cambio della stessa 3 Italia (in questo caso le ultime indiscrezioni parlano di una disponibilità a valutare i titoli in linea con l’attuale prezzo di carico in Telco, pari, dopo l’ultima svalutazione di 30 centesimi a titolo, a 1,2 euro per azione).

Accanto alla rilevanza finanziaria l’operazione avrebbe una notevole valenza industriale, andando a concentrare quasi il 45% della clientela telefonica mobile italiana sotto un unico gestore (ai 34,3 milioni di clienti di Tim si sommerebbero 9,53 milioni di utenti di 3 Italia) contro una base clienti pari al 33% del totale posseduta dal principale concorrente (Vodafone, che al 31 marzo 2012 dichiarava 32,7 milioni di clienti nel Belpaese) e sembrerebbe poter generare sinergie, di costo e di ricavo, attorno al miliardo di euro.

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