Scherzo poco gradito del Fisco italiano a Tenaris. Nessun pesce d’aprile, anche perché i problemi risalgono alla vigilia di Natale del 2012 e a quella del 2013. Mentre si stappavano spumanti e si mangiavano panettoni, la famiglia Rocca ha infatti ricevuto una prima verifica da parte delle autorità fiscali che riguardano “omessi pagamenti” sui dividendi del 2007. Una grana da 281 milioni di euro che ancora pende sulla testa del gruppo.
Passa un anno. E con sadica puntualità il fisco bussa ancora a casa Rocca alla vigilia di Natale del 2013, contestando questa volta omessi pagamenti sui dividendi del 2008 per 247 milioni. Anche in questo caso (il 31 dicembre), Tenaris presenta ricorso. E “sulla base dei pareri di esperti fiscali” ritiene “improbabile” che la contesa con il Fisco avrà ripercussioni sul gruppo.
Quei 528 milioni però, al momento restano. Se ne trova traccia solo a pagina 89 del bilancio depositato in Lussemburgo, dove Tenaris è quotata. Il paragrafo, intitolato “Accertamenti fiscali in Italia”, è l’ultimo capitolo di un storia non certo impeccabile con l’Agenzia delle Entrate. Già nel 2012 la cassaforte di famiglia San Faustin raggiunse un accordo da 30 milioni di euro.
