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Economia
Tfr in busta paga fino al 2018. In arrivo altri 100 euro al mese in più
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"Speriamo che i conti siano giusti, ma ho qualche dubbio in merito, perché non so se i tagli di spesa annunciati verranno mai realizzati". Lo ha detto ad Affaritaliani.it l'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco parlando della legge di Stabilità. (Andrea Deugeni)

visco ape
 

Non c'era tempo in conferenza stampa, anche perché è iniziata alle 22 circa e la polpa stava altrove, ma il provvedimento sul Tfr è sicuramente un fiore all'occhiello di questa legge di Stabilità, in cui lo Stato ha messo 100 milioni di garanzia per far sì che l'operazione, che rischierebbe altrimenti di stressare i flussi di cassa delle aziende, sia a costo zero. Per il provvedimento sull’anticipo del Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta-paga, circa 100 euro al mese per chi ha uno stipendio medio netto di 1.400 euro circa (per 13 mensilità e partirà da giugno 2015), verranno rispettate le due condizioni annunciate dal governo: volontarietà della scelta di incassare anzitempo il Tfr da parte del lavoratore e nessun deficit di liquidità per le imprese, soprattutto quelle medio-piccole. Avrà un arco temporale di copertura di tre anni: fino al 2018, quando scadrà anche la legislatura.

 Il dipendente privato (per quello pubblico la norma non vale) potrà fare richiesta di ottenere il Tfr in busta-paga mensilmente anziché alla fine del periodo lavorativo. L'impresa per cui lavora dovrà farsi certificare dall'Inps il diritto alla prestazione. Tale certificazione verrà trasmessa alla banca che deciderà se erogare il finanziamento. Al termine del periodo lavorativo del dipendente, sarà l'azienda a dover restituire i soldi alla banca finanziatrice. Se non lo farà, la banca per recuperare le spettanze dovrà rivolgersi al fondo di garanzia dell'Inps. La novità sta infatti nella controgaranzia dello Stato, pari a 100 milioni per il 2015. Tale controgaranzia consente alle banche di non trovarsi in difficoltà con le regole di Basilea perché evita loro di farsi carico di un fardello patrimoniale per i finanziamenti legati al Tfr in busta paga. Il provvedimento, previo decreto attuativo e successivo protocollo tra ministeri competenti e Abi, dovrebbe essere operativo a metà 2015 con effetto retroattivo dall'inizio dell'anno.

 

Ci sono altri due aspetti. Il primo: il regime di tassazione. Chi sceglierà di avere il Tfr in busta paga subirà su queste somme la tassazione secondo l’aliquota marginale. L’operazione Tfr in busta paga, quindi, non sarebbe conveniente, soprattutto per i redditi medio-alti. Prelievo che potrebbe fruttare allo Stato da un minimo di un miliardo e mezzo a un massimo di 4 miliardi.
 
L’altro aspetto riguarda il fondo Inps che raccoglie i versamenti effettuati dalle imprese sopra i 50 dipendenti, importi che con la nuova normativa potrebbe perdere. La manovra conterrebbe anche un altro aumento secco del prelievo, quello dell’aliquota sui rendimenti dei fondi pensione dall’11,5% al 20%.

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