La Consob ha acceso un faro sulle dimissioni degli consiglieri presentate ed accettate nel cda di Tim dello scorso 22 marzo dopo che il fondo Elliott, il veicolo di Paul Singer – che ha una quota superiore al 5% di Telecom – ha presentato un esposto all’Authority. Una mossa ufficiale che segue la pesante censura verbale dell’azione, arrivata venerdì scorso. E’ quanto si apprende da fonti finanziarie.
Ai sensi dello statuto le dimissioni di otto consiglieri hanno determinato la decadenza del cda. In dettaglio a presentare le dimissioni sono stati: il presidente esecutivo Arnaud de Puyfontaine, i consiglieri Camilla Antonini, Frédéric Crépin, Felicité Herzog, Marella Moretti ed Hervé Philippe.
Analoga comunicazione è stata fatta pervenire nella stessa data alla Società da parte del Consigliere Anna Jones . Le dimissioni in totale erano state otto visto che nella stessa seduta il board aveva accettato le dimissioni presentate dal vice presidente esecutivo Giuseppe Recchi.
L’azione delle dimissioni è stata letta proprio come mossa per contrastare l’iniziativa di Elliott che cercava di inserire 6 consiglieri di sua fiducia nel cda e revocarne altrettanti eletti da Vivendi. Con le dimissioni, invece, si dovranno eleggere tutti i rappresentanti del cda ed Elliott rischia di perdere l’appoggio dei fondi raccolti intorno ad Assogestioni, che potrebbero preparare una propria lista di indipendenti e non votare quelli di Elliott. Spaccato il fronte della minoranze, Vivendi potrebbe prevalere con il suo 23,5% di capitale.

