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Economia
Tim, i francesi di Vivendi vogliono Labriola Ceo
Vincent Bolloré e Luigi Gubitosi 

La partita della governance in Tim

Parte il conto alla rovescia per il consiglio di amministrazione straordinario di domani di Tim chiesto dalla maggioranza dei consiglieri che hanno espresso preoccupazione per l’andamento del business del ex Sip e che potrebbe portare a un terzo profit warning in soli cinque mesi. Con evidenti ricadute sul titolo in borsa.

Mentre sono ancora in corso il comitato rischi e il collegio sindacale sull’allineamento fra numeri, stime prospettiche e target aziendali, non è un mistero che il primo azionista (con il 23,75%) Vivendi voglia presentarsi al board di domani per impallinare l’amministratore delegato Luigi Gubitosi. Da sfiduciare costruendo un consenso nel board per far passare una mozione ad hoc, consenso che se prima dell’ufficializzazione delle velleità sulla compagnia del fondo americano Kkr si stava delineando, con l’operazione straordinaria dell’Opa all’orizzonte e in piena fase di incertezza operativa, pare lasciare spazio anche a considerazioni di opportunità: forse meglio prender tempo e non esporre il gruppo a ribaltoni nella governance.

Non è neanche un mistero che il Governo Draghi abbia salutato positivamente la volontà del fondo newyorkese di investire in Italia, valorizzando Tim circa 11 miliardi, valutazioni che secondo alcune indiscrezioni si spingerebbero anche sulle conseguenze a cascata che potrebbero derivare dal blitz a stelle e strisce in termini di spin-off per quanto riguarda l’assetto proprietario della rete.

La tecnologia e l’infrastruttura rappresentano la partita centrale del Paese per la messa a terra dei 222 miliardi del Recovery Plan. Opportunità che che l'economia nazionale non può permettersi di sprecare.  L’investimento di Kkr in Tim ovviamente è benedetto anche dalla Casa Bianca che ha in Mario Draghi un interlocutore affidabile all’interno del Patto Atlantico.

E se le considerazioni internazionali piombano nella vicenda Tim-Vivendi-Kkr a 24 ore dalla firma del Trattato del Quirinale fra Francia e Italia con Emmanuel Macron già a Roma da questa mattina, alcune fonti finanziarie vicine alla vicenda fanno notare come uguali considerazioni internazionali potrebbero fare da convitato di pietra nel ribaltone nella stanza dei bottoni di Tim, con il passaggio di consegne alla guida dell’ex Sip, dove Vivendi, stando a quanto risulta ad Affaritaliani.it, vuole piazzare il 54enne capo di Tim Brasil Pietro Labriola.

Il motivo? Mentre in Italia Gubitosi ha tagliato fuori i cinesi di Huawei, il fornitore tecnologico del Dragone sgradito agli Stati Uniti e ai servizi segreti europei, sia dalla gara per la rete 5G sia da quella per l’aggiornamento della parte centrale della rete Tim, oltre Oceano Labriola ha arruolato invece il campione tecnologico cinese come fornitore (con Nokia ed Ericsson) della tecnologia 4G di Tim Brasil e ora li ha inclusi nei test per il 5G. Aspetto che potrebbe non passare inosservato negli States. A poche ore dal board, la situazione è ancora fluida. 

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