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Economia
Enrico Cucchiani (3)

La piccola “earning season” di Piazza Affari si avvicina al termina con gli ultimi fuochi d’artificio e mentre ancora risentono dei numeri presentati ieri blue chip come Salvatore Ferragamo, anche oggi in gran spolvero dopo la buona trimestrale di ieri apparsa a Morgan Stanley leggermente migliore delle previsioni, specie per quanto riguarda i margini, che beneficiano del rigoroso controllo dei costi in Italia, e Campari, che invece perde terreno perché nei primi tre mesi dell’anno il gruppo piemontese ha mostrato un andamento peggiore del previsto sia in termini di margini sia di vendite sul mercato italiano, tanto che numerosi analisti, come quelli di Nomura, Intermonte e Jp Morgan, hanno limato i propri target price sul titolo, l’attenzione degli investitori si è già rifocalizzata sul settore finanziario, complici tre ultime trimestrali “di peso” presentate in giornata.

Ha aperto le danze stamane Ubi Banca, oggi ben comprata (il titolo ha chiuso in rialzo dell’1,9% a 3,432 euro per azione) dopo qualche incertezza iniziale, annunciando di aver chiuso i primi tre mesi dell’anno con un utile netto in calo a 26,5 milioni di euro dai 105,4 milioni di un anno prima (mentre l’ultimo trimestre 2012 si era chiuso con una perdita di 140 milioni) e ricavi che risentono della flessione (-15,4% a 417,2 milioni, peraltro sui livelli del trimestre precedente) del margine di interesse, diretta conseguenza dei tassi bassi e alla riduzione dei crediti alla clientela. Bene invece le commissioni nette, in leggera ripresa (+1,8%), e il risultato dell’attività finanziaria, positivo per 42 milioni.

Le rettifiche nette per deterioramento crediti sono salite a 157,7 milioni, dai 131,2 milioni del primo trimestre 2012, ma come hanno segnalato gli analisti di Websim (che pure ritengono il titolo “poco interessante” alle attuali quotazioni, superiori al target price di soli 2,6 euro da loro indicato) appaiono in deciso calo “dai picchi del quarto trimestre dopo gli interventi sulle coperture sollecitate dalla Banca d’Italia”.  Nessun problema per il costo del credito annualizzato, salito allo 0,68% dallo 0,54% del primo trimestre 2012 ma in deciso calo rispetto all’1,52% del quarto trimestre 2012, mentre il Core Tier 1 a fine marzo era migliorato al 10,5% dal 10,29% di fine 2012. Se Ubi Banca sorride, Intesa Sanpaolo non piange di certo: l’istituto ha battuto a sua volta le attese annunciando una trimestrale chiusa con un utile netto di 306 milioni di euro (contro un consensus di soli 270 milioni) che si traduce in un utile netto normalizzato di 392 milioni, il più elevato degli ultimi quattro trimestri e in un risultato della gestione operativa di 2.023 milioni (-22,4% rispetto ai 2.606 milioni del primo trimestre 2012, -7,9% rispetto ai 2.197 milioni del trimestre precedente). Il tutto nonostante accantonamenti e rettifiche di valore nette pari a 1.260 milioni di euro, rispetto ai 1.707 milioni del quarto trimestre 2012 e ai 1.069 milioni del primo trimestre 2012, apparsi superiori alle attese (le sole rettifiche nette su crediti sono state pari a 1.166 milioni, rispetto ai 1.461 milioni del quarto trimestre 2012 e ai 973 milioni del primo trimestre 2012).

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