Una filiera che vale oltre 51,3 miliardi di euro, più di 17,26 milioni di tonnellate di imballaggi immesse sul mercato ogni anno e oltre 120 associazioni e imprese europee che negli ultimi mesi hanno chiesto chiarimenti sull’applicazione della normativa. Sono alcuni dei numeri che raccontano la portata del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), le cui principali disposizioni entreranno in vigore il prossimo 12 agosto.
Secondo l’analisi realizzata da TreeBlock, società italiana specializzata nella gestione dei dati ESG e nella digitalizzazione dei processi di sostenibilità aziendale, il regolamento arriva in un momento in cui molte imprese stanno ancora cercando di comprendere quali saranno gli obblighi concreti e, soprattutto, come raccogliere tutta la documentazione necessaria per dimostrare la conformità dei propri prodotti.
Il PPWR, infatti, non introduce soltanto nuovi requisiti tecnici sugli imballaggi. Cambia il modo stesso in cui le aziende dovranno gestire e documentare le informazioni ambientali. La sostenibilità non potrà più essere semplicemente dichiarata: dovrà essere misurata, documentata e resa verificabile.
“La vera rivoluzione introdotta dal PPWR non riguarda soltanto il packaging, ma il modo in cui le aziende dovranno gestire i dati“, spiega Stefan Grbovic, CEO di TreeBlock. “Molte organizzazioni pensano che il problema sia cambiare un materiale o ridurre qualche grammo di plastica. In realtà la sfida sarà dimostrare, con documentazione tecnica completa e dati affidabili, che ogni requisito previsto dal regolamento è stato rispettato“.
L’impatto interesserà praticamente tutto il sistema produttivo italiano. Nel solo 2024 sono state immesse al consumo 17,26 milioni di tonnellate di imballaggi, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente, mentre l’intera filiera del confezionamento, della stampa e del converting supera ormai i 51,3 miliardi di euro. I numeri nel 2025 sono ancora maggiori. A questi si aggiunge il comparto dell’e-commerce, che nel nostro Paese ha raggiunto un valore di 58,8 miliardi di euro, contribuendo a una domanda sempre crescente di imballaggi per la logistica e le spedizioni. Secondo le stime di settore, il mercato italiano del packaging continuerà inoltre a crescere fino al 2031 con un tasso medio annuo intorno al 3%, sostenuto sia dall’espansione dell’e-commerce sia dagli investimenti richiesti dall’adeguamento alle nuove normative europee.
Una delle novità meno conosciute introdotte dal PPWR riguarda proprio il concetto di responsabilità. Con il nuovo regolamento, infatti, il “fabbricante” non sarà più soltanto chi produce fisicamente un imballaggio, ma l’azienda che commercializza il prodotto con il proprio marchio. In pratica, anche chi affida il packaging a fornitori esterni dovrà essere in grado di dimostrarne la conformità e conservare tutta la documentazione tecnica prevista dal regolamento.
Tra i principali obblighi figurano la predisposizione del Fascicolo Tecnico e della Dichiarazione di Conformità UE, che dal 12 agosto diventeranno indispensabili per gli imballaggi immessi sul mercato. I fascicoli predisposti secondo la precedente Direttiva 94/62/CE non saranno più sufficienti e dovranno essere aggiornati.
Secondo l’analisi di TreeBlock, i comparti maggiormente esposti saranno il food & beverage, che assorbe quasi l’80% degli imballaggi prodotti in Italia, il commercio elettronico, la cosmetica, i marketplace online e il farmaceutico. Per l’e-commerce, ad esempio, entreranno in vigore nuovi limiti agli spazi vuoti presenti nei colli: salvo casi tecnicamente inevitabili, il vuoto all’interno delle confezioni non potrà superare il 40% del volume complessivo, con l’obiettivo di ridurre sprechi e trasporti inutili.
Il PPWR rappresenta però soltanto il primo tassello di un cambiamento più ampio. A partire dal 27 settembre 2026 entreranno infatti pienamente in vigore anche le nuove disposizioni europee contro il greenwashing, che renderanno sempre più difficile utilizzare claim ambientali generici o non dimostrabili. In pratica, definizioni come “green”, “eco”, “sostenibile” o “a basso impatto ambientale” non potranno più essere utilizzate senza evidenze tecniche solide e verificabili.
“Le due normative seguono una logica comune“, osserva Grbovic. “Il legislatore europeo non chiede semplicemente alle aziende di essere più sostenibili, ma di poterlo dimostrare. Per questo il dato tecnico assume un ruolo centrale: senza informazioni misurate, documentate e verificabili diventa sempre più difficile sostenere qualsiasi dichiarazione ambientale“.
Anche sotto questo aspetto, le conseguenze possono essere rilevanti. Le nuove norme prevedono infatti un sistema sanzionatorio che, nei casi più gravi di pratiche commerciali scorrette legate ai green claims, può arrivare fino a 10 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo.
Più che una rivoluzione del packaging, quindi, il PPWR introduce una vera e propria rivoluzione della documentazione. È proprio su questo aspetto che, secondo TreeBlock, si concentrerà una delle principali sfide dei prossimi mesi. La raccolta dei dati non sarà infatti sufficiente se non accompagnata da strumenti capaci di organizzarli, mantenerli aggiornati e renderli facilmente consultabili durante eventuali verifiche o controlli.
Gli strumenti utili per le aziende
Per questo motivo la piattaforma TreeBlock ha integrato strumenti come Carbon Footprint di Prodotto (CFP), Life Cycle Assessment (LCA) e report delle emissioni secondo il GHG Protocol, che consentono alle aziende di predisporre la documentazione tecnica richiesta dal PPWR e dalla normativa sui Green Claims. A questi si affianca anche il Digital Product Passport, il passaporto digitale di prodotto, che permette di raccogliere in un unico ambiente digitale le informazioni tecniche e ambientali del prodotto lungo il suo intero ciclo di vita.
“L’aspetto importante è chiarire che questi strumenti non sostituiscono gli organismi di certificazione“, precisa Grbovic. “Il loro obiettivo è aiutare le aziende a predisporre dati robusti, coerenti e tracciabili, sui quali gli organismi accreditati potranno poi effettuare le verifiche previste dalla normativa“.
Secondo TreeBlock, il vantaggio competitivo non sarà tanto nell’adeguarsi all’ultimo momento, quanto nell’iniziare fin da subito a costruire una base dati affidabile. Un passaggio che, oltre a facilitare la conformità normativa, può semplificare la gestione delle informazioni lungo la filiera, ridurre i tempi di preparazione della documentazione e migliorare la trasparenza nei confronti di clienti, partner e autorità di controllo.

