
Federico Ghizzoni è soddisfatto: commentando i risultati del terzo trimestre 2013 di UniCredit, chiusosi con un utile netto in calo del 39,1% a 204 milioni di euro, in linea con le attese di mercato (il consensus parlava di 203 milioni), nonostante un calo dei ricavi più marcato del previsto (5,7 miliardi di euro, -8,5% sullo stesso periodo del 2012, contro attese per 5,82 miliardi), il numero uno di Piazza Cordusio ha sottolineato come la banca abbia “registrato buoni risultati in un contesto operativo ancora molto difficile“.
Ghizzoni ha in particolare sottolineato “i minori accantonamenti per perdite su crediti”, in calo del 10,6% rispetto a un anno prima a 1,6 miliardi (le attese parlavano di 1,7 miliardi di accantonamenti), ovvero inferiori dell’8,7% nei primi nove mesi (a 4,4 miliardi), e “il successo nel taglio dei costi” operativi, risultati pari a 3,6 miliardi (in calo del 3,6% sull’anno precedente, anche in questo caso in linea con le stime del consenso) a conferma di come il “forte impegno nel ridurre la nostra base dei costi” abbia “portato tangibili, buoni risultati”.
Sui conti, ha continuato Ghizzoni, ha pesato anche l’effetto positivo della “vendita di successo del business assicurativo in Turchia” (Yapi Kredi Sigorta), che ha consentito di registrare nel trimestre una plusvalenza di 181 milioni, e più in generale il buon andamento “dell’Europa centro orientale (Cee) e della Polonia”, elemento che “dimostra i benefici derivanti dalla nostra diversificazione geografica”. Nei primi nove mesi dell’anno l’utile netto ha così raggiunto il miliardo di euro, in calo del 28,5% rispetto agli 1,4 miliardi di un anno fa.

Quanto agli aspetti patrimoniali, il Core Tier1 ratio sale all’11,71% (dall’11,41% precedente), battendo le attese di consenso (11,5%); la cessione delle quote in Moscow Exchange e in Fondiaria-Sai, ha aggiunto il banchiere, ha generato una plusvalenza di 158 milioni che farà salire il coefficiente di altri 5 punti base nel corso del quarto trimestre. Secondo Ghizzoni vi sarebbero inoltre “colloqui in corso per vendere alcuni piccoli portafogli di “non performing loan” che, ha ammesso, “devono scendere” ancora. Le condizioni sul mercato degli Npl stanno tuttavia gradualmente migliorando. Sul fronte del funding, al primo novembre la banca aveva ormai coperto circa l’84% del piano di rifinanziamento per l’intero 2013, mentre dopo un rimborso di 2 miliardi di euro a luglio, a inizio mese il gruppo ha rimborsato un altro miliardo degli aiuti ottenuti dalla Bce con le Ltro, portando il totale dei prestiti ancora da restituire a 23,1 miliardi.
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Rispondendo a domande degli analisti intervenuti alla conference call Ghizzoni ha anche aggiunto che “c’è spazio per altri “covered bond” e anche per retail bond”, posto che la banca punta ad avere “un mix di provvista ben bilanciato, sia dal punto di vista geografico che di strumenti”.
“I colleghi – ha aggiunto Ghizzoni – stanno studiando il mercato per trovare le finestre migliori: non è solo una questione di opportunità di prezzo, ma anche di bilanciamento del mix in termini di strumenti”. Parlando di prossimo futuro, il gruppo inizia a intravedere qualche segnale incoraggiante di ripresa anche in Italia, ma ad un analista che chiedeva se le previsioni sugli accantonamenti per l’intero 2013 fossero o meno confermate il banchiere ha spiegato: “Inerzialmente la guidance è confermata, dunque a meno di alcune specifiche richieste da parte del regolatore. Finora non abbiamo chiara evidenza dalla Banca d’Italia o da Francoforte” al riguardo. Sul tema dell’ulteriore taglio dei costi legato al rinnovo del contratto dei bancari, Ghizzoni ha spiegato che questo avrà un impatto “non solo per quanto riguarda i costi, è importante valutare anche il livello di flessibilità che verrà concordato con i sindacati” e che semmai le migliori opportunità di taglio dei costi per il gruppo al momento derivano dalla riorganizzazione in corso della rete.
Dopo la presentazione, gli analisti hanno subito aggiornato i propri giudizi: se Websim sottolinea risultati “migliori delle attese a livello di accantonamenti (118 punti base meglio dei 128 da noi attesi)” e parla di un “Core tier1 ratio tra le sorprese positive” notando come la società abbia “rafforzato lo stato patrimoniale (+0,5% coverage ratio su crediti problematici)” nonostante ricavi più deboli delle attese, confermando la raccomandazione (“interessante”) mentre il target price è stato posto “sotto osservazione”, gli uomini di Societe Generale hanno confermato il proprio “buy” (acquistare), con target price a 6,2 euro. Jp Morgan ha invece deciso di alzare il prezzo obiettivo sul titolo da 5,72 euro a 6,41 euro, anche in questo caso confermando il giudizio (“overweight”, sovrappesare), mentre Goldman Sachs ha confermato sia “buy” sia il prezzo obiettivo di 7,5 euro, così come Numura, la più prudente tra tutte le case d’investimento che seguono il titolo, che ha confermato il giudizio (“reduce”, ridurre) e il target price (di soli 4 euro). Una generalizzata conferma e un’assenza di particolari sorprese che il titolo sconta anche sul mercato, oscillando da stamane tra i 5,44 e i 5,59 euro, di poco attorno alla chiusura di ieri sera.
Luca Spoldi
